Il cuore ha radici nel silenzio


La vita non va riguardata come un ininterrotto fluire di parole che sarà infine messo a tacere dalla morte. Il suo ritmo si svolge in silenzio, viene alla superficie in momenti in cui è necessaria l'espressione, ritorna in un silenzio ancor più profondo, culmina in una dichiarazione finale, e poi sale quieta nel silenzio del cielo che risuona della lode senza fine.
Quelli che non sanno che dopo questa vita ve n'è un'altra o che non possono indursi a vivere nel tempo, come si conviene a chi è destinato a passare tutta l'eternità in Dio, resistono con un continuo rumore al fecondo silenzio del loro essere. Persino quando la lingua sta quieta, la loro mente chiacchiera a non finire e senza senso, oppure si immergono nel rumore protettivo delle macchine, del traffico o delle radio. Quando il loro proprio rumore è momentaneamente interrotto si acquietano in quello degli altri.
Quanto è tragico che coloro i quali non hanno nulla da esprimere non fanno che esprimersi come dei cannonieri nervosi che sparano colpi nel buio dove non c'è nemico. La ragione del loro parlare è: morte. La morte è il nemico che sembra star loro di fronte ad ogni momento nella profonda oscurità e nel silenzio del loro stesso essere. Così seguitano a gridare alla morte. Confondono la loro vita con il rumore, si stordiscono le orecchie con parole senza senso, senza mai scoprire che i loro cuori hanno radici in un silenzio che non è morte, ma vita. Chiacchierano a morire temendo la vita come se fosse morte.

(Thomas Merton, tratto da "Il silenzio", a cura di Massimo Baldini, La Locusta, Vicenza 1986)