La mistica come spazio interiore


Pubblico molto volentieri, perché la trovo particolarmente interessante, la recensione che Andrea Fiamma (http://andreafiamma.blogspot.it/) ha pubblicato sul suo Blog, ma prima ancora nelle pagine della Rivista di Ascetica e Mistica (Edizioni Nerbini: http://www.nerbini.it/). Il testo è disponibile anche in lingua italiana, per l'editore Queriniana http://www.queriniana.it/, che peraltro ha in catalogo molte altre opere di Anselm Grün).
 
L'ultimo lavoro di Anselm Grün, Mystik: Den inneren Raum entdecken, Herder Spektrum, Freiburg 2009, si presenta come una klare und praktische Einführung in die christliche Mystik. Scorrevole, dal linguaggio semplice e accessibile, dalla chiarezza sistematica e dalla vocazione inter-religiosa, il testo del padre benedettino Anselm Grün si segnala subito per la capacità di affrontare le questioni più urgenti dell'esistenza umana, in un tempo, il nostro, di grande solitudine inter-personalen e intra-personalen. Lo scopo del libro, in piena coerenza con la tradizione mistica qui affrontata, è allora quello di proporre un radicale ritorno alle origini del fenomeno religioso, qui chiamato appunto mistico, che si caratterizza come il proprium dell'uomo in quanto tale e per questo, inevitabilmente, già di per sé oltre le distinzioni culturali, di fedi e tradizioni. Il proficuo lavoro trasversale di Grün attraverso la storia delle mistiche orientali e occidentali non deve tuttavia tradire: il pubblico a cui è rivolto il testo è quello cristiano e occidentale: sono i fedeli della Chiesa, che vivono oggi una situazione critica, cioè che oscillano tra un mondo sempre più inautentico, foriero di false risposte e illusioni, e tra una Chiesa spesso incapace di risposte e che attraversa uno stesso winterliche Zeit. Il libro nasconde allora un messaggio più profondo che una semplice riproposizione del misticismo occidentale e orientale: se, come scrive Grün con le parole di K. Rahner, il Cristo del futuro «wird Mystiker sein. Oder er wird nicht mehr sein» (o sarà un mistico o non sarà più), allora un'introduzione alla mistica assume un valore altissimo in quanto si configura come il tentativo più alto di offrire acqua e sole ad un terreno gravido di vita, in attesa che la pianta del rinnovamento germogli e che poi fiorisca finalmente una Chiesa in grado di interpretare appieno il dramma dell'esistenza e, al contempo, di non lasciarsi trascinare nel mondo – quel mondo in cui, come ricorda Paolo, imperano la volontà di potenza e l'egoismo, da cui il Cristo ci ha liberato. Ciò che dunque sembra interessare a Grün è la ricerca della semplicità divina oltre le fedi e le opzioni dottrinali, l'attingere a quella purezza d'animo che conduce l'uomo all'esperienza altissima di Dio, nella quale può diventare uno con sé stesso, con Dio e con il mondo. Allora che questa esperienza sia mediata dalla tradizione mistica occidentale – speculativa o d'amore – oppure grazie alla mistica impersonale orientale, soprattutto buddista, ha poca rilevanza nei confronti del vero nucleo dell'esperienza religiosa, che è un toccare il senso più profondo della propria vita. Non a caso l'inevitabile avvio del testo è la formulazione delle quattro Grundfragen des Menschen (Questioni fondamentali dell'uomo), ossia le domande sulla morte, sulla libertà, sulla relazione e sul senso, che ad un'attenta analisi si impongono come le inquietudini più proprie dell'uomo. La mistica, intesa come quel fenomeno religioso di purezza e di unità con Dio, che tutte le religioni indicano come il culmine della ricerca umana, risponde proprio – e, ancora una volta, non a caso – a quelle quattro urgenze dell'esistenza umana, a quelle quattro ferite che, come sul costato del Cristo, continuamente tornano a sanguinare e a riportare ognuno di noi alle nostre possibilità più proprie.

La prima parte del testo è dedicata alle differenti risposte che le tradizioni mistiche (soprattutto quella cristiana) hanno elaborato durante i secoli a quelle quattro Grundfragen. Questa breve storia delle mistiche occidentali e orientali è affrontata con rara maestria poiché Grün non sceglie di offrire un quadro più o meno completo dei diversi autori trattati, quasi fosse un manuale di storia della mistica, bensì preferisce enucleare per ogni autore uno o più punti cardine, che ne rappresenterebbero, in qualche modo, la particolarità dell'esperienza di unione con Dio. In questo modo, alla fine del percorso, Grün riesce a fornire una visione d'insieme completa, veicolando un'immagine di fondo unitaria che tuttavia mostra il pregio di non risucchiare a sè quelle singole esperienze, quegli unici bagliori inafferrabili di luce e quel gusto della differenza delle tradizioni che altrimenti andrebbe diluito in una presunta corrente filosofica tanto irreale quanto insipida. Per queste caratteristiche, la trattazione non risulta mai noiosa e ripetitiva, benché ad ogni pagina l'autore ribadisca come i tratti essenziali siano in realtà sempre gli stessi: desiderio di unità con Dio, semplicità, pace, grazia, ascesi, amore, distacco, preghiera e, soprattutto, spirito. Tuttavia, nel mondo attuale, conoscere la tradizione mistica non basta: è necessario che essa entri in diretto rapporto con la più moderna psicologia, che a partire dalla scomparsa della mistica in età moderna si sono arrogate il monopolio intellettuale sulle questioni dell'anima. La psicologia, che offre spesso un'immagine distorta della mistica, in queste pagine non è, come potremmo aspettarci, rifiutata in toto. Piuttosto, Anselm Grün sottolinea come il confronto con la psicologia sia sempre più necessario: benché la psicologia assuma sin dai suoi presupposti un punto di vista riduttivo nei confronti della mistica – in quanto il mistico cerca Dio, non la salute delle zone psichiche –, oggi la mistica non deve rifiutare il confronto con la psicologia se essa vuole finalmente liberarsi da ogni sospetto, che, sin dalle origini, ne hanno ostacolato e, in alcune occasioni, persino interrotto il cammino. D'altronde Grün sembra disilluso sulla mistica stessa, che, se male interpretata, può essere foriera di cattiva spiritualità e in particolar modo di gnosi. L'autore tende quindi una mano a tutti quegli psicologi che hanno tentato di leggere la mistica come un'esperienza autentica del rapporto con se stesso e con gli altri. L'ultima sezione del libro affronta invece la questione più difficile: com'è possibile, se è possibile, accedere all'esperienza mistica di Dio nel XXI secolo? A questa domanda dovrà rispondere anzitutto il lettore, che è stato guidato man mano grazie alle grandi figure di mistici, da S. Paolo ad Agostino, da Dionigi alle beghine, da Giovanni della Croce fino a Karl Rahner, e che a questo punto è invitato all'esperienza personale, magari aiutata dalla meditazione, dalla preghiera e dalla liturgia.
 
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(Andrea Fiamma, Recensione a Anselm Grün, Mystik: Den inneren Raum entdecken (Herder Spektrum, Freiburg 2009, pp. 142) pubblicata nella Rivista di Ascetica e Mistica 3/2011 e sul Blog di Andrea Fiamma: http://andreafiamma.blogspot.it/2013/01/anselm-grun-mystik-den-inneren-raum.html).