Pregare nonostante tutto



Motivi per i quali chi prega non viene esaudito.
1. Le cause per le quali non veniamo esauditi quando preghiamo sono molteplici.
O succede a causa delle colpe dell’orante. Isaia (1,15): Anche se moltiplicaste la preghiera, non l’ascolterei, e ne aggiunge la causa: Le vostre mani sono piene di sangue, cioè di peccato. Giovanni: Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori (Gv 9,31). Isaia: I vostri peccati nascosero la sua faccia perché non vi esaudisse (Is 59,2).
O per la tiepidezza nel pregare, perché chi prega non lo fa con fervore e devozione. Geremia: Mi pregherete e vi esaudirò, quando mi cercherete con tutto il vostro cuore (Ger 29,12-13), come se dicesse: ‘e non altrimenti’.
O perché chi prega non persevera pregando fino ad ottenere quanto ha chiesto. Undicesimo di Luca: Se continuerà a bussare, per la sua insistenza si alzerà e gliene darà (Lc 11,8). Giuditta: Sappiate che esaudirà le vostre preghiere se persevererete (Gdt 4,12).
O per la diffidenza dell’esaudimento. Giacomo: Infatti chi esita, non creda di ricevere qualcosa (Gc 1,6s). Siracide: Prima della preghiera prepara la tua anima e non essere come uno che tenta Dio (Sir 18,23), cioè se lo voglia ascoltare.
O perché ciò che si chiede è nocivo o indiscreto, come i figli di Zebedeo. Matteo: Non capite ciò che chiedete (Mt 20,22). Giacomo: Chiedete e non ricevete perché chiedete male, ecc. (Gc 4,3). Deuteronomio: Quando piangeste di fronte al Signore, egli non vi ascoltò, né volle acconsentire alla vostra voce (Dt 1,45).
O perché chi chiede sia maggiormente spinto a chiedere. Gregorio [GREGORIO, Homil. in Evang., II, homil. 25, n. 2].: «I santi desideri crescono con l’indugio». Perciò anche le preghiere della Cananea (Mt 15,22ss) erano provocate maggiormente dall’attesa.
O perché tanto più cautamente sia custodito il ricevuto, quanto più è stato difficile ottenerlo. Crisostomo [CRISOSTOMO, Homil. in Gen., homil. 30. n. 5. seq.; homil. 38. n. 3]: «Dio dilata il suo beneficio, perché non ci appaia vile ciò che dona».
O perché l’orante si umili venendo esaudito più tardi, e così ne derivino due beni: è repressa l’esaltazione insolente, e non è cancellato l’effetto della richiesta.
O perché l’esaudimento sia differito in altro tempo più propizio e utile al richiedente. Così Mosè (Es 33,13) chiese che gli fosse mostrata la gloria di Dio, che meritò di vedere, non allora, ma in seguito.
O perché vuole esaudirci anche mediante le invocazioni degli altri, affinché l’importanza della domanda e la nostra presunzione vengano represse. Come Ezechia (2Re 19,2; Is 37,2), che mandò a dire a Isaia che pregasse per lui e per il popolo; e lo stesso fece Giosia (2Re 22,14) con Culda la profetessa; ai Romani: Vi prego di aiutarmi nelle vostre orazioni perché sia liberato dagli infedeli che sono in Giudea (15,30s). Matteo: Se due di voi si metteranno d’accordo (Mt 18,19) ecc.
Talvolta succede anche che se viene negato un bene, che è meno conveniente, al suo posto ne viene dato un altro più utile e migliore. Come a Paolo, al quale non fu tolto lo stimolo della carne (2Cor 12,7-9), perché nell’infermità crescesse in lui la virtù.
2. Spesso è più utile l’esercizio della tribolazione che la quiete della prosperità, sebbene siamo portati a preferire questa. Guardando questi ostacoli se ne possono ricavare anche i mezzi che favoriscono l’esaudimento della preghiera. Cioè: l’allontanamento della colpa, il fervore, l’insistenza e la confidenza della fede, l’umiltà, le preghiere degli altri, l’attenta custodia della grazia ricevuta con gratitudine, e che si chiedano al Signore solo quelle cose che lui stesso ritenga essere più utili e quando lui vuole.

(Frate Davide d’Augusta [+ 1272], La formazione dell’uomo esteriore ed interiore, edizione online sul sito: www.assisiofm.it, sezione “download”).