La fede (certa) di essere amati



Non intendo soffermarmi qui dettagliatamente sulla preghiera contemplativa; ma mi sembra importante di ben definire la ragione d'essere di una simile vita di preghiera, poiché, quando se ne è compreso il senso e la necessità, il resto rimane più facile. Per cominciare, ho già sottolineato il pericolo che corriamo nell'impostare i nostri rapporti con Gesù esclusivamente sul sentimento; e ciò nonostante, bisogna ammettere che ci è molto difficile pensare all'amore senza mettere in gioco il nostro cuore, i nostri sentimenti, la nostra sensibilità: e ciò è anche naturale! Ora, all'amore che noi portiamo al Cristo, molto spesso, non risponde che il suo silenzio e ci vediamo, quindi, costretti ad ammettere che non possiamo raggiungere Gesù così come raggiungiamo un altro uomo. Il nostro amore non ha un costrutto visibile e sensibile, poiché risiede necessariamente nella fede, ed è proprio l'aiuto della sola fede che ci permette di affrontare le diverse tappe in cui la nostra carità verrà messa alla prova, affermata e accresciuta nel suo slancio verso Dio.
La verità, la convinzione sulla quale dobbiamo stabilire solidamente la nostra vita di preghiera, è la certezza di essere amati da Dio, di essere amati dal Cristo, non di un amore qualunque, ma di un amore di scelta e di amicizia: questa certezza di fede è un preliminare indispensabile durante tutto il nostro cammino verso Dio. Finché non abbiamo scoperto ciò, non potremo avanzare né nell'amore di carità, né nella vita di preghiera, poiché il nostro amore per Dio non può essere che una risposta e come potremmo noi essere capaci di amare veramente, se prima non siamo amati? Sta di fatto, che gli uomini fanno più fatica a credere di essere amati che a credere ai poveri sforzi di cui sono capaci nell'amore: quando pretendiamo di amare, facciamo sforzi di cui siamo coscienti e questo ci fa credere che possiamo dare qualcosa a Dio! Ma saperci amati, anche quando siamo nel peccato, o quando siamo nella freddezza, nell'oscurità, quando soffriamo o quando siamo scandalizzati dal comportamento di Dio nella sua provvidenza, è cosa di estrema difficoltà. Non ci pensiamo mai abbastanza, assorbiti come siamo dai nostri meschini sforzi di amore!
E poi c'è il male, il grande problema del male! È proprio attraverso tutte le sue apparenze ingannevoli che dobbiamo credere di essere «amati di vero amore!». Colui che ha scoperto ciò, ha trovato il suo giusto terreno sulla strada che porta all'amore di Dio, a condizione, però, che ne mantenga vivo il ricordo, e ben radicato nel suo cuore. Naturalmente non si tratta solo dei sentimenti particolari provati nel giorno dell'ordinazione o della professione, di quei sentimenti sentiti in certe ore gloriose della nostra vita spirituale, quando il Signore permette che godiamo delle sue gioie interiori, per aiutarci a scoprire l'amore che egli ci porta. Si tratta di un sentimento ben più profondo, di qualche cosa di più forte e capace di resistere a tutte le tentazioni, gli scandali: la certezza di sapersi amati!
(René Voillaume, Pregare per vivere)