Guardare il cielo



Guardare il cielo

Un povero Chassid si era messo a fare del commercio. Poco a poco i suoi affari prosperarono e divenne un ricco mercante . . . ma, dovette rinunciare all'ideale che aveva nei suoi anni di miseria, al punto che, passando davanti la casa del suo Maestro per andare alla fiera annuale, affrettò il passo e voltò lo sguardo per evitare di rivedere il suo Rabbi. Ma questo lo vide. Lo chiamò e gli chiese: ”Hai guardato il cielo oggi?” Poi lo Zaddik gli mostrò la piazza del mercato che era molto animata in quel giorno di fiera … “Vedi quei cavalli, quei mercanti, … tra cinquant'anni, quando tu ed io non saremo più in questo mondo, ci sarà la stessa fiera . . . ma con altri cavalli altri mercanti . . . “


La preghiera   hlypt
“La preghiera è la sorgente della nostra vita. Se a volte la preghiera non è gradita, è perché le parole usate mancano di grazia e di bellezza. E' lo studio della Torah che le veste di grazia. Lo studio della Torah e la preghiera si rinforzano e si chiariscono vicendevolmente.
Parliamo a Dio e imploriamoLo di aiutarci nelle nostre imprese. Bisogna essere fermamente convinti che Dio presta attenzione a ciascuna parola della nostra preghiera, della nostra supplica, della nostra conversazione con Lui. Nessuna parola è persa. Ciascuna lascia la sua impronta nei mondi celesti. Poco a poco suscitano l'Amore Divino.
È nella preghiera che traiamo la nostra forza vitale. Preghiamo quindi con tutte le nostre forze, mettiamo la nostra forza in ciascuna lettera della nostra preghiera per rinnovarla.
Non è sufficiente “pensare” le preghiere, bisogna esprimerle a voce alta. È vero che Dio sonda tutti i nostri pensieri, ma le parole devono essere pronunciate perché il linguaggio è il ricettacolo destinato a ricevere le benedizioni che ci sono date proporzionalmente alle parole che pronunciamo. La preghiera permette di rivelare i segreti della Torah”.

Rabbi Nahman di Breslav
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Nota sui testi:
Ricevo molto volentieri da Barbara Falomi un suo studio su "Rabbi Nahman di Breslav maestro della gioia. Piccola guida al pensiero dello Zaddik". Nel ringraziarla per avermi fatto conoscere prima e pubblicare poi qualche spunto dal suo saggio, vorrei brevemente presentare il termine chassidismo e qualche accenno alla vita e al pensiero di Rabbi Nahman di Breslav.
"Il termine chassidismo designa, nel II sec. a.C., l'atteggiamento di quegli ebrei zelanti che si opponevano al processo di ellenizzazione impostogli da Antioco IV Epifane. Con il tempo divenne il nome comune per vari movimenti all'interno del Giudaismo, caratterizzati da una intensa religiosità e anche da un estremo rigore nell'applicare la Torah.
Ebbe due grandi espressioni storiche: una nel medioevo, il chassidismo ashkenazita, e l'altra in epoca moderna, il chassidismo dell'Europa orientale (Polonia e Lituania). Il movimento chassidico dei gruppi sorti in Polonia ed in Ucraina nel XVIII secolo, ha come fondatore Israel Ben Eliezer chiamato Baal Shem Tov cioè Besht (1700-1760), Maestro del Nome Buono, la cui vita ci è stata tramandata attraverso leggende che raccontano il suo straordinario fervore e la sua grande capacità di guida delle anime.
Dodici anni dopo la morte del Baal Shem Tov, nasce a Medzibouz il 4 aprile 1772 Nahman di Breslav; discendente diretto del Besht, il padre era Rabbi Simha figlio del Rabbi Nahman di Horodenka uno dei discepoli più vicini al Baal Shem Tov, e sua madre era Feiga figlia di Odel unica figlia del Baal Shem Tov. Nel 1798-1799 Rabbi Nahman intraprende il suo pellegrinaggio in Terra Santa che segnò l'inizio della sua vera vita, tanto da affermare che tutto ciò che sapeva prima della Terra d'Israele, era proprio niente. Israele fu per lui una visione che non lo abbandonò più. Nell'autunno del 1802, all'età di trent'anni, Rabbi Nahman si installò a Breslav, dove fu raggiunto immediatamente da Rabbi Nathan Sternhartz (1780-1844) che divenne il suo miglior discepolo. La devozione, la pazienza, la sottomissione e l'estrema umiltà fecero di Rabbi Nathan il modello stesso del Talmid (discepolo), che annullò il proprio pensiero per attaccarsi corpo ed anima all'insegnamento di Rabbi Nahman, consacrando la sua vita a trascrivere, insegnare, stampare e diffondere la sua dottrina giunta a noi fino ad oggi grazie al suo impegno.
Rabbi Nahman non ha mai esposto in modo sistematico il concetto chassidico del suo pensiero, la forma scelta da lui per far passare il suo insegnamento consisteva nel parlare con i suoi discepoli, intrattenersi con loro, parlando in aforismi e raccontando parabole e storie su principesse, giganti, mendicanti, demoni, pietre magiche, dialoghi tra il sole e la luna, …. ed altro ancora.
La forma pedagogica scelta era principalmente il racconto, la narrazione, forma che si trova nella Torah, nel Talmud, nel Midrash, nello Zohar, fonti da cui parte insegnamento."

(tratto da Barbara Falomi, Rabbi Nahman di Breslav maestro della gioia. Piccola guida al pensiero dello Zaddik).

Il dipinto in apertura, dell'artista chassidico Zalman Kleinman è tratto dall'interessantissimo sito: http://www.chabad.org/