Il vero discepolo




Un uomo andò a trovare un Sufi e gli disse: "Vorrei diventare tuo discepolo". Il Sufi gli chiese: "Vorresti diventare discepolo di un cane?". "No", rispose l'uomo. "Allora non puoi seguire la nostra via, dato che io stesso sono discepolo di un cane, e che dovrai considerare il mio maestro superiore a me". "Ma come puoi essere discepolo di un cane?", chiese l'aspirante discepolo."Perché un giorno ho visto un cane trattare con bontà un altro cane che gli aveva fatto un segno di sottomissione". Il visitatore protestò: "Ma tu hai la tua scuola, il tuo centro di studi, frequentato da allievi che ti trattano col più grande rispetto! Tu hai raggiunto uno stadio in cui non ci si occupa più di come si comportano i cani". 
"Tu descrivi ciò che desideri", disse il maestro. "Tu desideri un insegnamento con rituali regolari, segni esteriori di rispetto e un centro visibile di studi. Tu non cerchi di essere un Sufi: cerchi di far parte di una comunità di questo genere. Non è la stessa cosa".
"Ma se io sono stato attratto dalla tua forma esteriore, è certamente per colpa tua, perché è proprio sotto questa forma che ti presenti al mondo".
"Ciò che il mondo pensa è un conto: ciò che il discepolo comprende è un altro", disse il Sufi. "Se ciò che ti interessa è il rituale, la comunità, la musica, il lavoro, il servizio - o piuttosto ciò che intendi per queste cose - allora hai un gran bisogno di quelli che possono istruirti con altri metodi. Prestarsi alle tue esigenze superficiali non è Sufismo, anche se tutti pensano che lo sia".

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Nota personale:

Fra  vari insegnamenti dei mistici islamici (Sufi), c'è quello di raccontare storie edificanti. Nei libri di Idries Shah, nato nel 1924 nell'India del Nord, Cercatore di verità e La strada dei Sufi, editi da Ubaldini Editore, ci sono molte di queste storie. Ne ho scelta una, tratta dal primo volume. Troppo spesso, per seguire un percorso spirituale, ci rivolgiamo ad una istituzione (che sia una religione, un gruppo, una comunità, un movimento o una scuola) e dimentichiamo che spesso tale scelta è  frutto soltanto di un nostro desiderio. Tale desiderio non risponde al bisogno metafisico di verità, tipico del vero ricercatore, ma piuttosto a quello di ricevere una qualche rassicurazione: trovare un ambito che accolga e tranquillizzi (la persona ed anche la coscienza). Il vero Sufi (come il vero spirituale) è invece colui che cerca la verità non nella forma esteriore ma nella sostanza, nel profondo del cuore, e sa accettare anche di percorre un cammino solitario. E sa inoltre che il vero maestro non è colui che sa insegnare, ma colui dal quale il discepolo riesce a trarre insegnamenti, chiunque sia e in qualunque forma ci si manifesti..

(Già pubblicato in www.mistica.info - l'immagine è tratta dall'interessante blog: http://www.occhioalcuore.it/)