Di Dio soltanto...

Come si debba intendere il divenire senza modo, senza volontà, senza amore, senza desiderio, senza conoscenza.

Alcuni dicono che si deve diventare senza modo, senza volontà, senza amore, senza desiderio, senza conoscenza. Ma questo non deve intendersi nel senso che manchi all’uomo ogni conoscenza, o che in lui Dio non sia conosciuto, amato, voluto o desiderato, lodato o onorato, giacché questo sarebbe un grave difetto, e l’uomo sarebbe come un animale o un bue senza ragione. Invece tale esser senza modo deve provenire dal fatto che la conoscenza è così pura e perfetta da venir riconosciuta come appartenente non all’uomo o alle creature, ma come conoscenza dell’Eterno, che è la Parola eterna. Vedi, così l’uomo o la creatura scompaiono e non si attribuiscono ciò. E quanto meno la creatura si attribuisce la conoscenza, tanto più perfetta diviene. Lo stesso avviene per la volontà, l’amore, il desiderio: quanto meno ci si attribuiscono, tanto più puri, nobili e divini divengono; quanto più ci si attribuiscono, invece, tanto più grossolani, impuri e imperfetti. Vedi, in questo senso bisogna liberarsi di tutto ciò, ossia dall’appropriarsene. Quando ci si libera così, si ha la conoscenza più pura e nobile possibile; ed anche l’amore e il desiderio più nobili e puri, perché tutto ciò allora è di Dio soltanto.

È cosa migliore e più nobile che ciò appartenga a Dio, piuttosto che alla creatura. Che io mi attribuisca qualcosa di buono, deriva dall’immaginazione che esso sia mio o che io lo sia. Se la verità fosse in me conosciuta, sarebbe anche chiaro che io non lo sono e che non mi appartiene, né da me deriva, e così cadrebbe da sola l’appropriazione. È meglio che, nella misura del possibile, Dio o ciò che è suo vengano conosciuti, amati, lodati e onorati, anche quando l’uomo si illude di essere lui a lodare e amare Dio, anziché Dio non sia né lodato, né amato, né onorato, né conosciuto. Quando l’illusione e l’ignoranza divengono scienza e conoscenza della verità, viene meno l’appropriazione. Allora l’uomo dice: «Ah, povero sciocco, che credevo di essere io; mentre è ed era davvero Dio!».

(Anonimo, Teologia tedesca, n. 5, tratto dal sito: www.teologiaspirituale.it)