Sentieri di santità

La canonizzazione, col suo carattere esemplaristico-selettivo e la sua implicazione cultuale, seleziona non soltanto le persone, ma i modelli stessi di santità, puntando a un livello di esemplarità di grande evidenza. La santità conosce tuttavia percorsi e modelli svariatissimi. La misura della santità di una persona è, in ultima analis, conosciuta da Dio solo e nulla vieta che un convertito possa santificarsi in un tempo molto breve e giungendo a un alto grado di santità. Il caso tipico è offerto dal Vangelo stesso nell'episodio del buon ladrone, "canonizzato" ante litteram da Cristo stesso: "Oggi sarai con me nel Paradiso" (Lc 23,43). In genere, però, questa concentrazione del cammino, posta a confronto con una vita poco esemplare condotta molto a lungo, non rende quel modello facilmente verificabile e proponibile per la canonizzazione. La santità di una tale persona non è per questo meno autentica.

Altri problemi possono derivare dal fatto che la proposta della santità canonizzata tende a risentire degli schemi culturali dominanti e, su aspetti non essenziali della vita cristiana, può capitare che si adottino atteggiamenti diversi, pur condividendo la stessa santità fondamentale. Spesso i condizionamenti culturali degli uomini di Chiesa che hanno la responsabilità di tale delicato discernimento emergono con forza.

La storia della santità nella Chiesa conosce in effetti una estrema varietà di percorsi. Tempi, temperamenti, contesti, circostanze, hanno agito in modo da plasmare figure di Santi che, se in alcune cose necessariamente si assomigliano, in altre esprimono grandi e arricchenti diversità. Ci possono essere schemi di autentica santità al di là di quella "canonizzata" e "canonizzabile". Lo scenario della santità conosce una categoria di Santi che è quanto meno sconcertante per la nostra sensibilità: i cosiddetti "folli di Dio", ben noti in Oriente (in Occidente pensiamo a Francesco di Assisi).

Esiste una santità fuori dai confini della Chiesa? Se si assume il concetto di santità in rapporto all'impegno con cui si risponde alla grazia, partendo dal principio che questa opera universalmente, anche la santità è universale. C'è dunque una santità che è "non cristiana" sul piano della coscienza esplicita, in quanto non include il dato della rivelazione in Cristo, ma è cristiana "in radice", in quanto è accoglienza del suo Spirito, in attesa della piena rivelazione.

Anche la spiritualità cristiana subisce inevitabili contraccolpi dalla condizione complessa della cultura e della religiosità del nostro mondo, e negli spazi non circoscrivibili di tale "spiritualità fuori delle frontiere", e non c'è da meravigliarsi che, sotto gli influssi dello Spirito di Dio che non si arrende ai condizionamenti dell'uomo, si sviluppino sentieri di santità che solo Dio conosce e che il discernimento cristiano può forse intravedere lasciando al giudizio di Dio la valutazione definitiva.

(Domenico Sorrentino, L'esperienza di Dio. Disegno di teologia spirituale, Cittadella Editrice, Assisi 2007, pp. 870-876).