L'ufficialità del Santo

Scrive ancora Vittorino Andreoli (op. cit., pp. 13-14): «Passando al versante religioso, va osservato che non tutte le religioni prevedono la figura del santo. Tipicamente, né l’islam né l’ebraismo hanno santi. Nemmeno il buddismo ne prevede, anche se esistono le molteplici rappresentazioni di un Buddha, cui il fedele si può direttamente rivolgere. Rientriamo pertanto in una dimensione storica, per cui la figura del santo va strettamente connessa con la visione cristiana. Nella cultura cattolica il peso del fenomeno è veramente enorme e arriva a coinvolgere aspetti molto contingenti: se il santo è colui che fa i miracoli, ciò implica che la gente gli si rivolge per ottenerne; si assiste quindi ad una proliferazione di santi e si mette inevitabilmente in moto il meccanismo della ricompensa “per grazia ricevuta”. Non solo quindi l’offerta a Dio, ma l’offerta al santo che rappresenta, in fondo, un’espressione più bonaria, più confidenziale, più immediata della divinità; e per questo più accessibile anche a un “ritorno”, non di rado piuttosto consistente, in termini economici. Portato all’estremo, il santo può apparire come una materializzazione della religione, una trasformazione economica dello spirito; proprio nel Duecento, in quella cultura protesa all’aldilà, pare si incominci ad ammettere l’esistenza di un terzo Regno, quel “Purgatorio” che allargherà a dismisura l’area dell’intercessione del santo, visto che non si chiede più un beneficio per se stessi, per proprie esigenze personali, ma si pensa di poter ottenere per una persona cara defunta la sua completa liberazione o, quanto meno, un abbreviamento della pena».

Nel corso della storia del cristianesimo, l’appellativo di “santo” venne sempre più limitato a quelle persone che si distinguevano per uno stile di vita eroico. Il culto dei santi parte dai primi martiri cristiani, che affrontarono la morte proprio per “testimoniare” (questo il significato di martire = testimone) la propria fede. A partire dal V secolo vennero venerati come santi anche i confessori, che pur avendo testimoniato con la propria esistenza la fede nel Dio cristiano, non subirono la morte per questi motivi. In questa categoria vennero inclusi vescovi, padri della Chiesa, persone pie. La Chiesa, in seguito al numero crescente di santi, introdusse verso il IX secolo la procedura di canonizzazione, preceduta dalla beatificazione. La canonizzazione è la dichiarazione solenne, infallibile e riservata personalmente al Papa, che un trapassato (Servo di Dio) è santo, ossia regna in cielo con Cristo e può essere venerato da parte della Chiesa in ogni luogo.
______________________________
Il Rito di Beatificazione: Evoluzione storica

La prima solenne Beatificazione celebrata in San Pietro è quella di Francesco di Sales (Papa Alessandro VII, 8 gennaio 1662).
Fino a tutto il 1969 (per l'ultima volta nella beatificazione di Clelia Barbieri, 27 ottobre 1968), il rito si svolgeva [normalmente nella Basilica di San Pietro, secondo il prescritto di Benedetto XIV, Breve Ad sepulchra Apostolorum, 23 dicembre 1741] in due tempi: in mattinata veniva pubblicato solennemente il Breve di Beatificazione, al termine del quale si scopriva l'immagine del novello Beato nella "gloria del Bernini" e s'intonava il Te Deum; seguiva il Pontificale all'altare della Cattedra, officiato dal Capitolo della Basilica. Ed era questo il Rito di Beatificazione propriamente detto. Nel pomeriggio il Papa scendeva nella Basilica per venerare il nuovo Beato e prendeva parte ad una breve funzione, con la Benedizione Eucaristica, in onore del nuovo Beato.
Una radicale trasformazione del Rito di Beatificazione si è avuta durante il Pontificato di Paolo VI, con l’unificazione dei due momenti celebrativi nell’ambito della solenne Liturgia Eucaristica: è il Papa personalmente che all’inizio del sacro rito procede, con la rituale formula, all’atto della Beatificazione, e dopo la lettura del Vangelo tiene l’Omelia ad illustrazione della vita e delle virtù del novello Beato: segue la Liturgia Eucaristica celebrata normalmente dallo stesso Sommo Pontefice.
Il rito iniziato con la Beatificazione di Massimiliano Maria Kolbe (17 ottobre 1971), con la puntualizzazione poi apportata nella formula, si è perpetuato fino ad oggi, anche nei casi sempre più frequenti di celebrazioni fuori della Basilica Vaticana o fuori della città di Roma.
Con ciò il rito della Beatificazione si è mantenuto sempre distinto e separato dal rito di Canonizzazione e in tutta la storia non si registra un solo caso in cui i due atti siano stati unificati ossia congiunti nel rito celebrativo.
(tratto dal sito: http://www.vatican.va/)
_______________________

Per quanto attiene alle statistiche degli ultimi anni, possiamo constatare che in ventisette anni di pontificato, Giovanni Paolo II ha svolto 198 cerimonie ufficiali, ha beatificato 1338 persone (1032 martiri e 306 confessori della fede), mentre ha canonizzato 482 persone (402 martiri ed 80 confessori), per un totale di 1820 persone (circa 67 nuovi beati/santi ogni anno).
Benedetto XVI, dal 2005 al 2008, ha invece provveduto ad effettuare 58 cerimonie ufficiali, beatificando 563 persone (527 martiri e 36 confessori) e canonizzando 14 persone, per un totale di 577 nuovi tra beati e santi (pari a 144 persone l’anno), ossia il doppio della media del suo predecessore. Si fa presente che 547 persone, pari al 95% dei nuovi beati/santi, appartengono ad ordini religiosi, oppure sono persone di chiesa e solo il resto (30 persone) sono laici. Inoltre, ai fini statistici, 520 persone (pari al 90%) sono uomini e solo 57 sono donne.
N.B. I dati sono elaborati da fonti vaticane consultabili sul sito www.vatican.va