Il bisogno di santità

Inizio da questo post a parlare di santi e santità. Anzitutto, perché in questi tempi, soprattutto in Italia, terra di santi in ogni dove, si parla a sproposito di tutto ciò e si avverte un bisogno (vedi oltre) di figure eccezionali; inoltre, basta così poco ad esaltare (o a condannare) le persone (vive o morte che siano) che forse il discorso merita un approfondimento. Il discorso sulla santità è alquanto delicato ed ovviamente non intendo qui trattarlo come se fosse un saggio, ma semplicemente offrire spunti di considerazione e documenti che possano contribuire ad avere idee più chiare sull'argomento.
La prima distinzione che occorre fare è quella tra «santità come fenomeno sociale e santità come fenomeno religioso. Sul piano sociale esistono indubbiamente dei bisogni di santità, come quelli alimentati dalla paura, dall'irrazionalità, dalla percezione della fine di un'epoca. Esistono anzi periodi storici caratterizzati da una particolare voglia di santi: uno di questi è stato il Medioevo. Ma un altro periodo storico con una grande voglia di santi sembra proprio l'attuale, con il suo bisogno di eccezionalità, di straordinarietà, di eroismo, di carisma» (Vittorino Andreoli, Follia e santità, BUR, Milano 2010, p. 13).
Partiamo da un documento di sintesi pubblicato nel sito Vaticano (www.vatican.va), che riguarda proprio la procedura canonica per le cause di beatificazione e di canonizzazione (due livelli di santità della chiesa cattolica).
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NOTA: Le immagini che propongo per questo post e quelli che seguiranno sull'argomento sono tutte di Duccio di Boninsegna (1255 ca.-1319).


Nota circa la procedura canonica delle Cause di Beatificazione e di Canonizzazione

1. Le norme canoniche riguardanti la procedura da seguire nelle Cause dei Santi sono contenute nella Costituzione Apostolica Divinus Perfectionis Magister promulgata da Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983 (AAS LXXV, 1983, 349-355).
2. Per iniziare una Causa occorre che passino almeno 5 anni dalla morte del candidato. Ciò per consentire maggior equilibrio ed obiettività nella valutazione del caso e per far decantare le emozioni del momento. Tra la gente deve essere chiara la convinzione circa la sua santità (fama sanctitas) e circa l’efficacia della sua intercessione presso il Signore (fama signorum).
3. Ad iniziare l’istruttoria è competente il vescovo della diocesi in cui è morta la persona di cui è richiesta la beatificazione. Il gruppo promotore (Actor Causae): diocesi, parrocchia, congregazione religiosa, associazione, tramite il postulatore chiede al vescovo l’apertura dell’istruttoria. Il vescovo, ottenuto il nulla osta della Santa Sede, costituisce un apposito Tribunale diocesano. Davanti al Tribunale i testimoni sono chiamati a riferire fatti concreti sull’esercizio, ritenuto eroico, delle virtù cristiane, e cioè delle virtù teologali: fede, speranza e carità, e delle virtù cardinali: prudenza, giustizia, temperanza, fortezza, e delle altre specifiche del proprio stato di vita. Inoltre, si devono raccogliere tutti i documenti riguardanti il candidato. Da questo momento gli compete il titolo di Servo/a di Dio.
4. Terminata l’istruttoria diocesana, gli atti e la documentazione passano alla Congregazione delle Cause dei Santi. Qui viene confezionata la Copia pubblica, che serve per l’ulteriore lavoro. Il postulatore, residente a Roma, segue sotto la direzione di un relatore della Congregazione, la preparazione della Positio cioè della sintesi della documentazione che prova l’esercizio eroico delle virtù. La Positio viene sottoposta all’esame (teologico) dei nove teologi che esprimono il loro voto. Se la maggioranza dei teologi è favorevole, la Causa passa all’esame dei Cardinali e dei Vescovi, membri della Congregazione. Questi tengono le riunioni due volte al mese. Se il loro giudizio è favorevole, il Prefetto della Congregazione presenta il risultato di tutto l’iter della Causa al Santo Padre che concede la sua approvazione ed autorizza la Congregazione a redigere il decreto relativo. Segue la lettura pubblica e promulgazione del decreto.
5. Per la beatificazione di un confessore [per "confessore" si intende quella categoria di Beati e Santi distinta dai martiri: i martiri hanno versato il loro sangue per la fede (uccisi in odium fidei); i confessori sono i beati e i santi che hanno testimoniato la loro fede durante la vita terrena, senza subire però il martirio] occorre un miracolo attribuito all’intercessione del Servo/a di Dio, verificatosi dopo la sua morte. Il miracolo richiesto deve essere provato tramite un’apposita istruttoria canonica, seguendo una procedura analoga a quella per le virtù eroiche. Si conclude anche essa con il relativo decreto. Promulgati i due decreti (cioè circa le virtù eroiche e circa il miracolo) il Santo Padre decide la beatificazione che è la concessione del culto pubblico, limitato ad un ambiente particolare. Con la beatificazione al candidato spetta il titolo di Beato.
Per la Beatificazione di un martire non serve il miracolo: viene riconosciuto il martirio.
6. Per la canonizzazione occorre un altro miracolo, attribuito all’intercessione del Beato e avvenuto dopo la sua beatificazione. Le modalità dell’accertamento dell’asserito miracolo sono uguali a quelle seguite per la beatificazione. Per la canonizzazione si intende la concessione del culto pubblico nella Chiesa Universale. Ne è coinvolta l’infallibilità pontificia. Con la canonizzazione, al Beato compete il titolo di Santo.
Anche per la Canonizzazione di un Beato martire, serve il riconoscimento di un miracolo.