Dio è il respiro di ogni respiro

Una religione può essere paragonata alla luna che illumina la terra di notte, ma che riceve a sua volta la luce dal sole. Se la luna si frappone tra il sole e la terra, abbiamo un’eclissi solare. Lo stesso avviene con la religione. Il sole è il divino che illumina le religioni, in modo che queste, a loro volta, illuminino gli esseri umani sul loro cammino. Se però la religione si considera troppo importante e si frappone tra Dio e l’uomo, ecco che Dio viene oscurato. Questa è una tendenza presente in tutte le religioni – e pertanto la mistica è inevitabilmente soggetta ad una certa critica religiosa – non tanto perché respinga le religioni, ma in quanto ammonimento nei confronti di una auto sopravvalutazione.

Il poeta Kabir, ispirato dalla mistica, ha espresso tale ammonimento in una bella poesia. Figlio di una musulmana ed in seguito discepolo di un bramino, visse sul confine tra islam ed induismo, e forse per questo ebbe un fiuto particolare per i limiti delle religioni. Scrive: “O tu che mi cerchi, dove mi cerchi? Vedi, io sono con te. Non sono nel tempio e neanche nella moschea, nemmeno nella Kaaba né sul Kailash. Non sono nei riti e nelle cerimonie, e neanche nello yoga e nell’ascesi. Se tu davvero sei in ricerca, mi vedrai subito, mi incontrerai nello stesso momento. Dice Kabir: oh saddhu! Dio è il respiro di ogni respiro”.
 
Non consiglierò a nessuno di lasciare la propria religione come del resto neanch’io vorrei abbandonare il mio cristianesimo. ma per me la religione è solo un cartello indicatore, non la meta. Coloro che si rivolgono a me di solito lo fanno perché sono caduti in una crisi e non riescono più a scorgere il senso della propria esistenza. Improvvisamente si trovano di fronte a domande alle quali non sanno dare una risposta da soli: Perché vivo? Dove vado? Perché mi è successo questo? Le religioni hanno sempre cercato di rispondere a questi interrogativi. Ma le risposte non soddisfano più molti uomini dei nostri giorni. Improvvisamente qualcuno si sente mancare il terreno sotto ai piedi, e c’è una grande insicurezza diffusa.

I percorsi spirituali classici sono paragonabili ad una mappa dello spirito che permette di verificare in modo piuttosto esatto dove ci troviamo e quali sviluppi spirituali possiamo aspettarci. Tutti questi percorsi sono dei sentieri che conducono alla vetta dello stesso monte. È evidente che assumo una posizione critica nei confronti delle religioni. In particolare, mi oppongo ad una struttura rigida assoluta. Qual è il cammino giusto per ciascuno? Chi trova il cammino mistico all’interno della propria tradizione religiosa non ha bisogno di rivolgersi ad altre religioni. Tuttavia ciò risulta difficile all’interno della tradizione cristiana. La contemplazione non viene insegnata, non ci sono insegnanti mistici e neanche cammini spirituali che abbiano, fin dall’inizio, come obiettivo l’esperienza del divino. Chi la cerca spesso non ha altra scelta che quella di rivolgersi ad altre tradizioni religiose.
(Willigis Jäger, L’onda è il mare, Appunti di Viaggio, Roma 2004, pp. 82-86)