L'amore che non separa

Come l'uomo che si chiama ed è divinizzato sia illuminato dalla luce divina ed infiammato di eterno, divino amore, e come la luce e la conoscenza non valgano niente senza l'amore.

Alla domanda su chi o che cosa sia un uomo divino o divinizzato, la risposta suona così: chi è illuminato e splendente di luce eterna e infiammato di eterno e divino amore, quello è un uomo divino o divinizzato.

Ma bisogna sapere che luce e conoscenza non sono e non valgono niente senza amore. Lo si può ricavare dal fatto che un uomo, che sappia molto bene cosa sono virtù e vizio ma che non abbia amore per la virtù, non diviene e non è virtuoso: egli segue il vizio e lascia la virtù. Ma se ama la virtù, la segue, e questo amore fa sì che egli divenga nemico del vizio, non lo pratichi e lo odii in tutti gli uomini. Ed ama tanto la virtù, che non tralascia mai di esercitarla e compierla, quando può, e questo non per una ricompensa o un perché, ma solo per amore della virtù. La virtù è per lui ricompensa e lo soddisfa in pieno, sì che non vorrebbe alcun tesoro o alcun bene al posto di essa: egli è davvero, o diviene, virtuoso. E chi è un uomo vero, virtuoso, non prenderebbe il mondo intero, se dovesse per ciò diventare vizioso. Anzi, preferirebbe morire di misera morte.

Vedi, così è anche per la giustizia. Alcuni sanno bene quel che è giusto e quel che è ingiusto, ma non divengono pertanto giusti, perché non amano la giustizia. Perciò compiono il torto. Ma se amassero la giustizia, non potrebbero compiere il torto, perché sarebbero tanto nemici dell'ingiustizia che, trovandola in un uomo, volentieri soffrirebbero o compirebbero grandi cose, pur di cancellare l'ingiustizia e renderlo giusto. E, prima di compiere il torto, preferirebbero morire, e ciò solo per amore della giustizia. La giustizia è la loro mercede, e li ricompensa con se stessa. Così si diventa e si è giusti, e si vorrebbe cento volte morire piuttosto che vivere ingiustamente.

Vedi, lo stesso avviene con la verità. Se l'uomo molto sa, quel che è vero e quel che è falso o menzognero, ma non ama la verità, allora non è veritiero; se invece l'ama, gli avviene come con la giustizia. Della giustizia Isaia dice: "Guai a tutti quelli che hanno un animo duplice: quelli che sembrano buoni all'esterno e dentro sono pieni di menzogne, che si trovano sulla loro bocca" (Is 5,20). Nota, dunque, che il sapere e il conoscere non valgono niente senza l'amore. Lo si vede anche nel demonio: egli conosce il bene e il male, il giusto e l'ingiusto, etc., però non ama il bene, che pure conosce, e perciò non diviene buono - cosa che invece avverrebbe se amasse la verità, la virtù e tutto il bene che conosce. E' sì vero che l'amore deve essere avviato e istruito dalla conoscenza, ma, se l'amore non segue la conoscenza, non ne vien fuori nulla.

Vedi, così avviene anche con Dio e con quel che gli appartiene. Se uno sa molto di Dio e delle sue proprietà, e crede davvero di conoscere quel che è Dio, ma non ha l'amore, non diventa divino o divinizzato. Se invece c'è il vero amore, l'uomo si tiene a Dio e lascia tutto quel che non è Dio o non appartiene a lui; anzi gli diventa nemico e lo sento contrario e molesto. E questo amore unisce l'uomo a Dio in modo che non ne sarà mai più separato.
(Anonimo Francofortese, Libretto della vita perfetta, Newton Compton, Roma 1994, p. 68-9)