Camminare verso l'Uno

Mistico non è affatto il misterico, misterioso, esoterico – cioè, in ultima analisi, il mistificatorio – bensì il razionale puro, il logico pienamente dispiegato, ben oltre la povertà del ragionare condizionato da un fine – ovvero da un legame, da una passione.
Questo spiega perché il mistico appartenga in proprio alla sfera religiosa, ove per essa si intenda il muoversi verso l’Assoluto, distaccandosi quindi da ogni finito, e, insieme, a quella della filosofia, ove per essa si intenda la medesima cosa, secondo il senso classico della parola. Ed è perciò che nella mistica cristiana si è conservata l’essenza nobile – non quella superstiziosa – della religione e, insieme, quella della grande filosofia classica. Essa era sempre esercizio spirituale, e perciò sempre mistica: quella che noi chiamiamo così, con termine terribilmente equivoco e abusato, non è altro che la prosecuzione della filosofia antica: esercizio della ragione in un genere di vita.
L’esito della mistica è l’Uno (dire “unione” presuppone infatti ancora un dualismo), ovvero l’essere ein einig ein, come diceva Eckhart, un unico uno, identici all’Uno, esperimentando, con ciò, una felicità e una luce indescrivibile, “che intender non la può chi non la prova”. Un’esperienza assoluta di salvezza, se questa parola ha un senso. Non v’è dubbio perciò che, in Occidente, quella di Plotino sia la forma più pura e compiuta di mistica, la quale si prolunga nel mondo cristiano, soprattutto in quella che, sia pure impropriamente, vanno comunque sotto il nome di mistica. [...]
Notiamo che anche per Giovanni della Croce il cammino spirituale consiste di una cosa soltanto: distacco. Esso deve essere assoluto: non conta quanto sia sottile o grosso il filo cui un uccello è legato, perché, comunque, finché non lo spezzerà non potrà volare. È vero che sarà tanto più facile da spezzare quanto più sarà sottile, ma, fin tanto che non lo spezza, l’uccello non volerà. E lo stesso è per l’anima: finché mantiene un qualche legame, non giungerà alla libertà dell’unione divina.

(Marco Vannini, La religione della ragione, Bruno Mondadori, Milano 2007, pp. 89-90)
 
_____________
Nota personale:

Consiglio vivamente la lettura del libro citato di Marco Vannini. Si tratta di un volume breve, ma intenso, così ricco di spunti per vivere questa stagione così compromessa da tante ambiguità e da moltissime incomprensioni. L'Autore crede che il cristianesimo debba e possa recuperare il suo senso originario, quello vero, privandosi di qualunque superstizione o mitologia, riaffermando l'insegnamento della vera religione, che è quello mistico-filosofico, quello dello Spirito che può veramente renderci uno con l'Uno. "Allora - termina il volume - quando lo sguardo è rivolto all'eterno, l'eterno illumina il presente, in un inizio sempre nuovo: ut initium esset creatus est homo, come insegna ancora Agostino".