Sta in silenzio

Sta in silenzio davanti al Signore e spera in lui” (Sal 37,7). Il motivo per cui il silenzio interiore è così necessario, è che essendo il Verbo la parola eterna ed essenziale, occorre, perché sia ricevuto nell’anima, una disposizione che abbia qualche rapporto con ciò ch’egli è. Ora è certo che per ricevere la Parola, bisogna prestare l’orecchio ed ascoltare. L’udito è il senso fatto per ricevere la parola che gli viene comunicata. L’udito è un senso passivo e non attivo, che riceve e non comunica. Poiché il Verbo è la Parola che deve comunicarsi all’anima e rivivificarla, bisogna che questa sia attenta.

Ecco perché ci sono tanti luoghi che ci esortano ad ascoltare Dio e a renderci attenti alla sua voce. Se ne potrebbero citare molti, ma ci accontenteremo di ricordare questi: “Ascoltatemi attenti, o popoli; nazioni, porgetemi l’orecchio” (Is 51,4); “Ascoltatemi, voi tutti, portati da me fin dal seno materno, sorretti fin dalla nascita” (Is 46,3); “Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre; al re piacerà la tua bellezza” (Sal 45,11).

Bisogna ascoltare Dio e rendersi attenti a lui, dimenticare se stessi e ogni interesse. Queste due sole azioni – o meglio non-azioni perché sono assolutamente passive – attirano l’amore della bellezza ch’egli stesso comunica. Ascoltare ed essere attenti, dimenticare se stessi.
Il silenzio esteriore è estremamente necessario per coltivare il silenzio interiore, ed è impossibile coltivare la propria interiorità senza amare il silenzio e il ritiro. Dio ce lo ha detto per bocca del suo profeta: “La attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Os 2,14). Il mezzo per occuparsi di Dio interiormente è forse quello di occuparsi esteriormente di mille sciocchezze? È impossibile. Quando la debolezza vi porta a disperdervi al di fuori, bisogna fare un piccolo sforzo per rientrare in sé, sforzo al quale bisogna essere fedeli ogniqualvolta si è distratti o dissipati.

Sarebbe poca cosa fare orazione e raccogliersi per mezz’ora, se non si conservasse l’unzione e l’orazione durante tutto il giorno.

(Jeanne Guyon, Metodo semplice per l’orazione, Gribaudi, Milano 1998, pp. 48-49)

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Nota personale:Jeanne-Marie Guyon Bouvier de la Motte (1648-1717) ebbe una vita molto travagliata: da un’infanzia lontana dalla famiglia, vedova in giovane età, madre di cinque figli, si dedica alla vita ascetica sotto la guida di alcuni maestri spirituali. Molto colta, scrisse diverse opere, tra cui questo Metodo semplice per l’orazione. Vicina al movimento quietista (cfr. www.mistica.info/unquieti.htm), fu difesa da Fénelon e attaccata da Bossuet. Per parecchi anni subisce l’esilio e anche il carcere. Ora, quasi completamente rivalutata, come è successo spesso in questo ambito, è possibile leggere questi testi come un grande insegnamento spirituale. Il senso in cui parla di “orazione” è il seguente: “il parlare di Dio soltanto con il cuore, senza ricorrere alla bocca”.