Il libro del Maestro

La luce della fede vuole impossessarsi dell’uomo al di là di ogni ragionevole comprensione; in quelle persone Dio trova il suo riposo e la sua dimora, lì può abitare e agire quando vuole e come vuole. Dio realizza in esse il suo disegno, modellandole perfettamente a propria immagine. Sappiate comunque che tali persone rimangono sconosciute a tutti, la loro vita e la loro natura rimangono nascoste e inosservate, a meno che non ne esista qualcun’altra che si trova nel medesimo stato di vita; ma di tali anime temo purtroppo che ne esistano poche.

Tenete dunque per certo che a questo modo d’essere, a questa nobile perfezione nessuno può arrivare mediante una pur profondamente umile, purificata e chiara visione intellettiva. Sappiamo infatti per esperienza che taluni tra i grandi e acuti teologi raziocinanti sono caduti; come già molti degli intelligentissimi spiriti della schiera celeste, che nella loro natura ed essenza altro non sono che pura ragione, e tuttavia con la loro somma intelligenza hanno errato, allontanandosi per sempre dall’eterna verità. Perciò, nella misura che mi è stato possibile, ho cercato e scelto nella Scrittura ventiquattro principi che una simile persona deve realizzare in sé.
  
  1. Il primo principio, stabilito dal Sommo tra tutti i Maestri, nel quale dimora ogni scienza e sapienza, suona: “Da questo potete riconoscere di essere miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri e osservate i miei comandamenti, e vi amate gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 13,34-35). È come se dicesse: “Se anche possedeste tutta la scienza e la sapienza, ma non la fedeltà e l’amore, non vi giova nulla” (1 Cor 13,1ss). Si pensa che Balaam (Nm 22,1–24,25) sia stato così intelligente da conoscere le cose che Dio avrebbe rivelato soltanto dopo varie centinaia d’anni; ma ciò gli giovò ben poco, per il fatto che non aderiva con fedeltà e amore vivo a quanto aveva capito.
  2. Il secondo punto, che si addice a una persona giusta, retta, ragionevole e illuminata, consiste nel doversi liberare di se stessa. Una liberazione che non può mai pensare di aver perfettamente realizzata, ma alla quale deve sempre in continuazione tendere.
  3. La persona deve abbandonarsi totalmente a Dio, nel più profondo di sé, cosicché Dio non trovi alcun ostacolo a dimorare in lei e possa realizzarvi la sua opera. E l’anima non deve pensare di poter realizzare questo da se stessa, ma ritenersi del tutto inadeguata.
  4. Deve distaccarsi da se stessa riguardo a tutte le cose che si sente portata ad amare o pensare, sia in ordine al tempo che all’eternità.
  5. Non deve mai e in nessun modo cercare in qualsivoglia creatura il proprio vantaggio, sia in ordine al tempo che all’eternità.
  6. Deve in ogni momento essere vigile e porre attenzione a ciò che Dio si attende da lei, in modo che con l’aiuto di Dio vi possa corrispondere, senza considerazione per se stessa.
  7. Deve costantemente e senza interruzione riversare il proprio volere in quello di Dio, così da non cercare mai nulla di diverso da ciò che Dio vuole.
  8. Deve, con grande forza e costanza, e con sommo impeto d’amore, aderire e vincolarsi a Dio, cosicché egli nulla possa realizzare in lei e senza di lei, e anch’essa nulla senza Dio.
  9. Deve gustare la gioia della presenza di Dio in tutte le sue opere, in ogni momento e in ogni luogo, qualunque cosa Dio disponga, sia essa amara oppure dolce.
  10. Non deve, in nessuna situazione, ricevere da creatura alcuna né amore né dolore, ma tutto soltanto da Dio, benché accada che Dio frequentemente intervenga attraverso le creature. Perciò non deve attendersi nulla se non da Dio.
  11. Non deve cadere prigioniera di qualsivoglia desiderio o del piacere legato alle creature o alla natura, senza giustificata necessità.
  12. Non deve lasciarsi assillare né mettere sotto pressione da qualsivoglia avvilimento che la possa distogliere dalla verità, ma deve restare costantemente salda e ben radicata in essa.
  13. Non deve lasciarsi ingannare né da qualche falsa luce, né dall’apparenza delle creature. Deve invece accogliere in sé, con benevolenza e amore, tutte le cose e da tutte prendere il meglio, così da migliorarsi e non averne dispiacere.
  14. Deve in ogni occasione mantenersi vigile e armata di ogni virtù, per poter combattere contro tutti i vizi. E in questa lotta deve perseverare per risultare vittoriosa sempre.
  15. Deve riconoscere apertamente la verità e contemplarla com’è in se stessa, nella misura in cui Dio vuole ed è possibile. E senza sosta deve vivere in conformità ad essa e realizzare ciò di cui viene a conoscenza.
  16. Dev’essere una persona perfetta e giusta, ma senza ritenersi tale.
  17. Deve dire poche parole, ma possedere molta vita interiore.
  18. Deve predicare alla gente con la sua vita, umile e interiore.
  19. Deve ricercare la gloria di Dio in tutte le cose, senza null’altro attendersi da esse.
  20. Deve saper cedere quando si combatte esclusivamente contro di lei, e non è in gioco Dio.
  21. In nessuna circostanza deve mirare a qualsivoglia vantaggio personale; non deve infatti mai ritenersi meritevole della minima cosa.
  22. Deve considerarsi come la creatura più inutile che esista su questa terra; ciò nonostante deve nutrire in sé grande fede, fiducia e amore.
  23. Deve prendere a modello la vita e gli insegnamenti di Nostro Signore, cioè le sue parole e le sue opere, così da rispecchiarsi sotto ogni aspetto in esse, tralasciando nella misura del possibile tutto ciò che non corrisponde a questo sublime esempio.
  24. Deve sempre, al modo dei bambini, procedere in somma e perfetta umiltà, pensando che soltanto ora inizia il cammino e soltanto ora invoca il soccorso della misericordia di Dio perché la aiuti a diventare una persona buona. E se la gente non s’accorge di questo, dev’esserne contenta, ben più che se ricevesse lode.
(Rulman Merswin, Il libro del Maestro (Meisterbuch), Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 1999, pp. 16-20)
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Nota personale:
Rulman Merswin (1307-1382), mercante e banchiere, nel 1347 si ritira dal mondo sotto l'influsso di Giovanni Taulero. In stretto contatto con il movimento spirituale degli "amici di Dio", conduce una vita di pietà e di penitenza. Nel 1366 acquista l'antico monastero benedettino del "Grünes Wörth" presso Strasburgo, che trasforma in centro di spiritualità per laici. Dopo la sua morte si scoprono i suoi scritti: lettere e trattati. Nella letteratura religiosa medioevale sono pochi gli scritti che trasmettono la testimonianza di un laico, il quale con la parola e con l'esempio porta un teologo alla conversione interiore, facendogli comprendere la necessità e il valore di una profonda vita di pietà, raggiunta mediante la preghiera e la pratica delle virtù cristiane.