Dimenticai il mio nome


L’occhio della sapienza ha diretto il mio sguardo
verso il puro segreto della mia mente,
Nella mia coscienza è balenato un lampo,
più sottile d’ogni idea e d’ogni ragione.
Mi son tuffato nel mare del pensiero,
l’ho penetrato come fossi un dardo.
Ha volato il mio cuore con le penne d’amore,
con le ali del mio volere dotato,
Fino a Quegli cui alludo, se mi chiedi,
solo con simboli, senza nominarLo,
Oltre ogni limite infine perdendomi
nel vasto spazio della prossimità.
Guardai allora in uno specchio d’acqua
e oltre all’immagine mia nulla vi scorsi.
A Lui poi mi diressi, sottomesso,
coi lacci della resa trascinato.
L’amor Suo marchiò a fuoco il mio cuore
col ferro della passione: oh quale marchio!
L’essenza mia non potei più contemplare:
vicino a Lui, dimenticai il mio nome!

(Al-Husayn Ibn Mansur Al-Hallaj, Diwan, n. 7, da Alberto Ventura (cur.), Il Cristo dell’Islam. Scritti mistici, Mondadori, Milano 2007, p. 15)