Nell'oscurità...


Nell'oscurità...

Signore, mio Dio, chi sono io perché Tu mi abbandoni? La figlia del Tuo amore, e ora diventata come la più odiata, quella che hai gettato via come non voluta e non amata. Io chiamo, io mi aggrappo, io voglio... e non c'è nessuno a rispondere, nessuno a cui mi possa aggrappare, no, nessuno. Sono sola. L'oscurità è così fitta e io sono sola, non voluta, abbandonata. La solitudine del cuore che vuole amore è insopportabile. Dov'è la mia fede? Anche nel profondo, dentro, non c'è nulla se non vuoto e oscurità. Mio Dio, quanto è dolorosa questa sofferenza sconosciuta. Fa soffrire senza tregua. Non ho fede. Non oso pronunciare le parole e i pensieri che si affollano nel mio cuore e mi fanno soffrire un'indicibile agonia. Così tante domande ancora senza risposta vivono dentro di me. temo di svelarle, per paura della bestemmia. Se c'è Dio, per favore mi perdoni, confido che tutto finirà in cielo con Gesù. Quando cerco di elevare i miei pensieri al Cielo c'è un vuoto che mi condanna, tanto che quegli stessi pensieri si ritorcono su di me come lame affilate e feriscono la mia stessa anima. Amore... Questa parola non suscita nulla. Mi viene detto che Dio mi ama, e tuttavia la realtà dell'oscurità, del freddo e del vuoto è così grande che niente tocca la mia anima. prima che l'opera iniziasse c'era così tanta unione, amore, fede, fiducia, preghiera, sacrificio. Ho fatto un errore abbandonarmi ciecamente alla chiamata del Sacro Cuore? L'opera non è in dubbio, perché sono convinta che essa sia Sua e non mia. Non sento nulla, nemmeno un semplice pensiero né tentazione entra nel mio cuore per rivendicare qualcosa dell'opera.
Sorridere tutto il tempo. Le sorelle e le altre persone fanno tali osservazioni... Pensano che la mia fede, la fiducia e l'amore riempiano tutto il mio essere e che l'intimità con Dio e l'unione con la Sua volontà assorbano il mio cuore. Se solo sapessero... e come la mia gioia è il mantello con cui nascondo il vuoto e la miseria.
Nonostante tutto, l'oscurità e il vuoto non sono dolorosi quanto il desiderio di Dio. Temo che la contraddizione possa turbare il mio equilibrio. Che cosa stai facendo, mio Dio, a una così piccola? Quando hai chiesto di imprimere la Tua Passione sul mio cuore, è questa la risposta?
Se ciò Ti porta gloria, se Tu ottieni una goccia di gioia da questo, se le anime sono portate a Te, se la mia sofferenza sazia la Tua sete, eccomi, Signore, con gioia accetto tutto fino alla fine della vita e sorriderò al Tuo Volto Nascosto, sempre.

(Madre Teresa, dal libro Sii la mia luce, Rizzoli, Milano 2008, pp. 194-6)

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Nota personale:

Il libro da cui è tratta questa lettera (senza data) di Madre Teresa è stato da poco pubblicato presso le edizioni Rizzoli. Si tratta di una testimonianza compilata grazie agli scritti più "intimi" (così è scritto in copertina) della suora di Calcutta. In questo passaggio, si parla dell'oscurità, ossia di quel periodo, durato moltissimi anni, in cui si è trovata a vivere. Senza addentrarci in speculazioni riguardo all'associazione fra la sua esperienza e quella che Giovanni della Croce definisce "notte dei sensi", possiamo solo notare come emerga dai testi l'umanità di Madre Teresa. Non una santa, sicura e ferma nelle sue decisioni, forte di una fede totale nell'opera di Dio, ma una donna fragile, esposta, come lo siamo tutti, a dubbi e incertezze, nel cammino spirituale. Ci sono stati d'animo che possiamo definire di sconforto, di tristezza, di sensazione d'abbandono, di timore di non essere amati. Questi, che tutti, a meno di menzogna, abbiamo vissuto e forse viviamo anche al presente, non devono farci scoraggiare rispetto al traguardo che abbiamo intravisto, almeno una volta nella vita. Dobbiamo continuare a sperare l'insperato, a vivere seppure con la morte nel cuore, a gioire sebbene siamo portati alla tristezza. Questo insegnamento, che viene anche da Madre Teresa, ci viene a dire che la vita spirituale non è semplice, né facile, né consolatoria. Anzi, spesso dobbiamo dubitare proprio di quelle consolazioni facili, di quel benessere, di quella sensazione di felicità che possiamo provare. La via spirituale è una via ardua che si affida, in ogni momento, bello o triste della vita, all'Eternità.