Il nostro cuore e i nostri pensieri


Ambrogio osa dire: Infatti non sono in nostro potere il nostro cuore e i nostri pensieri (Ambrogio, De fuga sae. 1,1). E ognuno che sia umilmente e veracemente pio si accorge che questo è verissimo. Ambrogio giunge a pronunciare quella frase nel libro che compose Sulla fuga dal mondo, insegnando che il mondo non dev'essere fuggito fisicamente, ma con il cuore; ora, secondo lui, ciò non si può realizzare se non con l'aiuto di Dio. Dice infatti: Noi di continuo ripetiamo questo discorso di fuggire il secolo e volesse il cielo che alla facilità con cui ne parliamo corrispondesse altrettanta accortezza e sollecitudine nei nostri sentimenti! Ma, e questo è peggio, spesso s'insinua l'allettamento delle cupidigie terrene e le vanità diffondendosi in noi s'impossessano del nostro spirito; cosicché mediti e rivolgi nell'animo proprio quello che cerchi di tenere lontano. Per l'uomo guardarsi da ciò è difficile, ma spogliarsene impossibile. Pertanto questa faccenda si risolve più in un'aspirazione che in una realizzazione, e lo attesta il Profeta dicendo: "Inclina il mio cuore verso i tuoi precetti, non verso l'avarizia" (Sal 118,36). Infatti non sono in nostro potere il nostro cuore e i nostri pensieri : essi diffondendosi in noi all'improvviso confondono lo spirito e l'animo e ci traggono in una direzione diversa da quella che ci eravamo proposta. Ci richiamano a pensieri mondani, ci mettono dentro aspirazioni materiali, riversano in noi desideri di voluttà, intessono seduzioni, e nello stesso tempo in cui cerchiamo di elevare la mente, intricati in vani pensieri, per lo più ci lasciamo cadere verso le cose di questa terra (Ambrogio, De fuga sae. 1,1). Dunque non è in potere degli uomini, ma di Dio, che essi abbiano la potestà di divenire figli di Dio (Gv 1,12). E' da lui che ricevono questo potere, da lui che concede al cuore umano meditazioni pie per mezzo delle quali esso ottiene la fede che opera attraverso la carità (Cf. Gal 5,6); ma per assumere e conservare questo bene e progredire in esso perseverando fino alla fine, non siamo capaci di pensare qualcosa da soli, come venisse proprio da noi, ma la nostra sufficienza viene da Dio (2 Cor 3,5), in potestà del quale sono il nostro cuore e i nostri pensieri.

(S. Agostino, Il dono della perseveranza, 8.20)