I problemi e la felicità


Negli ultimi giorni della sua vita, Freud disse che l'uomo è incurabile. Al massimo, possiamo sperare di adattarci: non abbiamo altre speranze. Questo è il massimo! L'uomo non può essere felice, secondo Freud. Tutt'al più possiamo aggiustare le cose in modo da non essere troppo infelici. Tutto qui. Che razza di soluzione può venire da un simile atteggiamento? E questa conclusione arriva dopo quarant'anni di pratica sugli esseri umani! La conclusione fu che l'essere umano non può essere aiutato, che siamo infelici per natura e tali resteremo. Viceversa, l'approccio meditativo sostiene che l'essere umano non è incurabile; è la nostra minuscola consapevolezza a creare i problemi: sviluppa la consapevolezza, cresci, e il problema diminuisce. Problemi e consapevolezza sono inversamente proporzionali: se la consapevolezza è minima, i problemi sono al massimo; se la consapevolezza è al massimo, i problemi sono al minimo. Quando la consapevolezza è al massimo, i problemi semplicemente scompaiono come il sole al mattino dissolve le gocce di rugiada. Al massimo la psicanalisi può essere una cura, ma i problemi continueranno a presentarsi; non è preventiva. La meditazione scende a una profondità abissale. Ti trasforma e rende impossibile la nascita dei problemi. La psicanalisi riguarda i problemi, la meditazione riguarda te direttamente. Alla meditazione i problemi non interessano affatto; ecco perché i maggiori psicologi orientali - il Buddha, Mahavira, Lao Tzu - non parlano dei problemi. Freud riuscì a dimostrare scientificamente l'esistenza dell'inconscio e il Buddha ne aveva parlato venticinque secoli fa, ma lui non affrontò mai alcun problema, perché diceva che i problemi sono infiniti; se cominci ad affrontare tutti i problemi, in realtà non riuscirai mai a gestirli. Affronta la persona e dimentica i problemi; affronta l'essere stesso, e aiutalo a crescere. Man mano che l'essere cresce e diventa più consapevole, i problemi scompaiono; non te ne devi preoccupare.

(Osho, Liberi di essere, Mondadori, Milano 2007, pp. 156-158)