Deporre la sofferenza


L’uomo deve capire che, se egli è nel giusto, sarebbe per lui diletto e gioia rinunciare alla volontà naturale e abbandonare completamente se stesso in tutto quel che Dio vuole si soffra. È questo il senso delle parole di Nostro Signore: «Chi vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce» (Matteo 16,24), ovvero deponga e metta da parte tutto ciò che è croce e sofferenza. Infatti per colui che ha rinunciato completamente a se stesso e ha abbandonato se stesso, non può esservi croce né dolore né sofferenza; tutto per lui è diletto, gioia, felicità; costui giunge davvero a Dio e lo segue. Perciò, come nulla può far soffrire Dio, così un uomo siffatto non avrà da essere turbato né da soffrire per alcunché.
Perciò la frase di Nostro Signore: «Chi vuol venire a me, rinunci a se stesso e prenda la sua croce e mi segua» non è solo un comandamento, come si è soliti dire e pensare, ma anche una promessa, un insegnamento divino che mostra all’uomo come tutte le sue sofferenze, tutte le sue opere, tutta la sua vita possano diventare diletto e gioia, ed è una ricompensa più che un comandamento. Infatti l’uomo che è di tale indole ha tutto ciò che vuole, e non vuole nulla di male, e questa è beatitudine. Perciò Nostro Signore dice: «Beati coloro che soffrono per la giustizia» (Matteo 5,10).
Inoltre, quando il Figlio, Nostro Signore, dice: «Che egli rinunci a se stesso, prenda la croce e mi segua», intende dire: Divieni figlio come io sono Figlio, nato da Dio, divieni lo stesso Uno che sono io, che riposa nel grembo e nel cuore del Padre, dove è la mia dimora. Dice ancora il Figlio: Padre, io voglio che colui che mi segue e viene a me sia là dove sono io. Nessuno viene veramente al Figlio se non diviene egli stesso figlio, e nessuno è là dove è il Figlio, nel grembo del Padre, Uno nell’Uno, se non chi è figlio. «La condurrò nel deserto» dice il Padre «e parlerò al suo cuore» (Osea 2,16). Cuore a cuore, Uno nell’Uno, ecco ciò che Dio ama.

(Meister Eckhart, Il libro della consolazione divina, tratto da "Dell'uomo nobile", a cura di Marco Vannini, Adelphi, Milano 1999)