Il distacco gnostico


In un numero recente de La Civiltà Cattolica, quindicinale dei Gesuiti [2007 II 538-550, quaderno 3768 del 16 giugno 2007], il padre Giuseppe de Rosa scrive un articolo dal titolo Che cos'è lo gnosticismo? Eccone un riepilogo: il termine gnosticismo (che compare soltanto nel XVIII secolo) definisce un fenomeno religioso che si era sviluppato nei secoli I-IV d.C., influenzato dalla cultura filosofica dell'epoca che recava vari apporti: giudaici, cristiani e neoplatonici. Il termine greco gnōsis (= conoscenza) si riferisce ad una sorta di illuminazione riservata a pochi iniziati, grazie alla quale pervengono alla visione del divino e della verità e alla propria salvezza personale. Dinanzi a tale conoscenza privilegiata, la fede e le opere buone non rivestono alcuna importanza. C'è inoltre un elemento comune ai vari movimenti gnostici che è la contrapposizione fra spirito e materia, anima e corpo che ha prodotto da un lato un ascetismo spiccato, dall'altra un rifiuto di qualsiasi legge morale (che rimarrebbe comunque inferiore alla gnosi). Si distingue una gnosi volgare (Cerinto, Simon Mago, Carpocrate, Menandro) divisa in numerose sette (ofiti, berbelioti, perati, cainiti, etc.), in cui prevalgono le pratiche magiche e gli elementi astrologici babilonesi; e una gnosi dotta, che ha il suo centro principale in Alessandria, rappresentata da figure di notevole spessore speculativo (Basilide, Valentino, Marcione). Quest'ultima fa largo uso del concetto neoplatonico di emanazione. Da Dio, Essere infinito, Eone perfetto ma anche Abisso, procedono vari eoni inferiori che formano tutti insieme il Pleroma, o pienezza del divino. Da questo deriva, per degenerazione, il mondo materiale, ordinato invece da un inferiore Demiurgo. Secondo Valentino, gli eoni sono trenta e formano assieme il Pleroma; essi procedono per emanazione dalla divinità in coppie dette sigizie, disposte secondo una gerarchia decrescente che giunge fino alla materia. In senso derivato, eone significa epoca storica, evo.
«L'uomo, la cui anima contiene una scintilla della luce divina, si trova a sua volta perduto nel corpo. Per la sua salvezza Dio invia un altro eone, Gesù il Salvatore, la cui incarnazione e morte sono però da intendersi come puramente simboliche. Gli iniziati, illuminati dalla conoscenza recata da Gesù, potranno allora salvarsi, risalendo dopo la morte al Pleroma con un viaggio a ritroso cui corrisponde un progressivo abbandono degli aspetti materiali e corporei» (cfr. Enciclopedia Garzanti di Filosofia).
G. De Rosa afferma che «per tale motivo lo gnosticismo si oppone radicalmente a Cristo quale è creduto dalla fede cristiana e al cristianesimo, per il quale è la "fede" in Cristo che salva, non la "conoscenza" del proprio sé». E termina l'articolo scrivendo: «Lo gnosticismo, per il suo alone esoterico ed elitario, rappresentava un grave pericolo e una grave minaccia per la Chiesa. Di qui il vigore con cui fu combattuto dai Padri della Chiesa dei primi secoli, in particolare da sant'Ireneo, sant'Ippolito e sant'Epifanio. Ma esso sarebbe sopravvissuto alla sua sconfitta in forme nuove; per cui anche oggi costituisce per i cristiani un pericolo per la loro fede e la loro pratica cristiana».
Concordo con l'analisi condotta, sebbene dal IV secolo ad oggi, il carattere elitario della conoscenza che salva abbia assunto forme diverse dallo gnosticismo, forme che hanno permeato anche il terreno della Chiesa. Ma al di là di queste considerazioni personali, è interessante esaminare la parte dell'articolo (p. 549 del quaderno) che titola Lo stile gnostico di vita. Riporto le affermazioni fra virgolette e un breve commento:

  • «Egli sente di non essere di questo mondo di male e di tenebre, ma di essere uno straniero»: in realtà noi siamo di questo mondo e che questo sia un mondo anche di male e di tenebre è sicuro visto che Gesù (che non era di questo mondo cfr. Gv 8, 23) è venuto per salvarci da questa realtà. Si prega da sempre con il Salve Regina e si dice «A te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime» in cui è chiaro che il mondo in cui viviamo è questa valle di lacrime e non certo un paradiso. Ripercorrendo la storia della salvezza del popolo di Israele, si legge nella lettera agli Ebrei 11, 13-16: «Nella fede morirono tutti costoro, pur non avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti e salutati di lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sopra la terra. Chi dice così, infatti, dimostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non disdegna di chiamarsi loro Dio: ha preparato infatti per loro una città».

  • «Sente poi la meschinità, la vanità di questa vita, ossia l'inconsistenza dei beni e dei valori per i quali gli esseri umani si affannano: disprezza, perciò, la ricchezza mondana e vive in povertà»: Dice il vangelo di Luca 10, 41-42: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta». E ancora: «è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli» (Mt 19, 24). Oppure: «Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi» (Lc 18, 22). O anche: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8, 9). Non si tratta certo di disprezzare la ricchezza mondana, qualora si abbia a disposizione, ma di usarla correttamente e soprattutto avere la forza e la capacità di allontanarsene, se necessario, senza rimpianti e senza desolazioni.

  • «Intimamente distaccato da tutto e da tutti, lo gnostico è un uomo che "parla poco e poco ascolta". Egli si sottrae alla verbosità e alle discussioni»: il distacco dai beni materiali, dalle persone, da tutto ciò che ostacola il vero rapporto (che è quello con Dio), compresa la parola, per giungere al Silenzio che parla veramente al cuore è fondamentale per ognuno di noi, non solo per lo gnostico. Ci sono ordini costituiti nella Chiesa di monaci contemplativi, che vivono il distacco dalle persone e dal dialogo fraterno (ad es. i Certosini) in una vita di solitudine quasi totale; anche essi come molti altri si sottraggono volontariamente alla verbosità e alle discussioni inutili di questo mondo per rifugiarsi in un eremo o in un convento, in cui non parlano se non con Dio e non ascoltano se non ciò che Dio vuole comunicare loro.

Mi viene ora la domanda: quante persone, anche nella Chiesa, amano parlare più che ascoltare; quante amano le ricchezze e i beni materiali piuttosto che lo spirito e la povertà; quante godono nel mostrarsi piuttosto che nel nascondersi agli occhi del mondo.....?