3 agosto 2013

Il regno dei cieli soffre violenza



"Il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono". Mt 11,12


Paragona il puro e sereno splendore di una rosa in boccio con le tensioni e l'inquietudine della tua esistenza. La rosa ha una qualità che a te manca: è perfettamente soddisfatta di se stessa. Non è stata, come te, programmata fin dalla nascita per essere scontenta di se stessa. Non è guastata dalla minima frenesia di essere qualcosa di diverso da quello che è, e perciò gode di quella grazia ingenua e di quella assenza di conflitti interiori che tra gli umani si possono trovare ormai soltanto fra i mistici e fra i bambini. Rifletti sulla tristezza della tua condizione: sempre insoddisfatto di te stesso, sempre bramoso di cambiarti, sempre intriso perciò di una violenza e di una intolleranza verso te stesso che crescono a ogni tentativo che fai per cambiarti. Qualsiasi cambiamento tu riesca a ottenere è perciò sempre accompagnato da un conflitto interiore: così come soffri quando vedi gli altri raggiungere ciò che tu non hai raggiunto e diventare quello che tu non sei. Saresti così tormentato dalla gelosia e dall'invidia se, come la rosa, tu fossi soddisfatto di ciò che sei e non smaniassi di essere ciò che non sei?
Ma tu tendi sempre (non è forse vero?) a paragonarti a qualcun altro che ha più conoscenze, ha una migliore presenza fisica, gode di più vasta popolarità o ha più successo di te. Tu desideri diventare più virtuoso, più caritatevole, più riflessivo; tu desideri incontrare Dio, desideri avvicinarti di più a quelli che sono i tuoi ideali. Ripensa alla triste storia dei tuoi sforzi per migliorarti: sono finiti tutti in un disastro, oppure ti hanno procurato soltanto un successo parziale, che hai pagato con lotte e tribolazioni. Adesso immagina di porre termine a tutti questi tuoi sforzi per rinnovarti e a tutta questa insoddisfazione verso te stesso: questo ti condannerebbe forse a metterti in letargo, accettando passivamente tutto ciò che sta dentro di te e attorno a te? Esiste una via di mezzo tra l'estenuante autostimolazione da un lato e una stagnante accettazione dall'altro: ed è la via dell'autoconoscenza. È una strada tutt'altro che facile, perché il capire che cosa sei esige che tu abbia radicalmente distrutto in te ogni desiderio di trasformare te stesso in qualche cosa di diverso.
Te ne renderai conto con chiarezza se paragonerai l'atteggiamento di uno scienziato che studia i comportamenti delle formiche senza il minimo desiderio di modificarli, con l'atteggiamento di un allenatore di cani che studia il comportamento di un cane allo scopo di fargli imparare un determinato esercizio. Se tu stai cercando non di cambiare te stesso ma di esaminarti, di studiare quali sono le tue reazioni di fronte a determinate persone e cose, senza giudicare, o condannare, o desiderare di cambiarti, allora questa tua investigazione non sarà selettiva ma conglobante; non si fisserà in rigide conclusioni, ma piuttosto sarà sempre, di volta in volta, aperta e attuale. A questo punto noterai in te un fatto meraviglioso. Ti sentirai inondato dalla luce della conoscenza, e diventerai trasparente e trasfigurato. È a questo punto che si verifica il cambiamento? Esattamente: dentro di te e attorno a te. Ma questo cambiamento non è opera del tuo astuto e instancabile io, sempre indaffarato a lottare, a raffrontare, a forzare, a sermoneggiare e a manomettere, con la sua intolleranza e le sue ambizioni, creando così tensioni e conflitti e resistenze tra te e la natura, il che è scoraggiante ed estenuante come guidare con il freno a mano tirato. No: la trasfigurante luce della conoscenza accantona il tuo io intrigante e narcisistico per dare alla Natura briglie sciolte nel realizzare lo stesso tipo di cambiamento che essa produce nella rosa: un cambiamento non artificioso, bensì aggraziato, inconscio, sano, inattaccabile da qualsiasi conflitto interno. Dato che ogni cambiamento è una violenza, anche la Natura sarà violenta. Ma la meravigliosa caratteristica di questa violenza della Natura, diversamente dalla violenza dell'io, è che essa non nasce da intolleranza e da odio contro se stessi. Non c'è mai rabbia nell'uragano che trascina con sé ogni cosa al suo passaggio, come non c'è violenza nel pesce che divora i propri nati, obbedendo a leggi ecologiche a noi sconosciute, come non c'è violenza nelle cellule del nostro corpo quando si distruggono a vicenda in vista di un bene superiore.
Quando la Natura distrugge, essa non agisce per ambizione o per cupidigia o per un piacere personale, ma in obbedienza a leggi misteriose che cercano il bene dell'insieme, al di sopra della sopravvivenza e del benessere delle singole parti. È questo tipo di violenza che insorge nei mistici quando si ergono contro i modelli e le strutture radicate nella loro società o nella loro cultura, quando diventano improvvisamente coscienti di mali che i loro contemporanei non vedono neppure. È quella violenza che fa sbocciare la rosa nonostante le forze che si oppongono alla sua fioritura. E a questa stessa violenza mollemente soccomberà la rosa - come anche il mistico - dopo aver aperto i suoi petali al sole e dopo aver concluso la propria esistenza in una fragile e fragrante bellezza, per nulla preoccupata di aggiungere un solo minuto alla breve esistenza fissatale dal destino. E così trascorre la sua vita in benedizione e bellezza, come d'altra parte fanno gli uccelli del cielo e gli altri fiori dei campi: nessuna traccia di quella instancabilità e insoddisfazione, di quelle gelosie e di quelle ansie e di quelle lotte che caratterizzano il mondo degli umani, i quali sempre cercano di controllare e di forzare, piuttosto che essere paghi di fiorire fino alla conoscenza, lasciando ogni preoccupazione alla onnipotenza che Dio dispiega nella Natura.


(Anthony De Mello, Chiamati all'amore. Riflessioni, 1994)