1 settembre 2012

L'assoluto primato di Dio e il cuore dell'uomo

(Carlo Maria Martini, 1927-2012)

Quindici anni fa vi ho proposto “la dimensione contemplativa della vita” come chiave antropologica per l’oggi, come asse portante del nostro essere e del nostro agire quale Chiesa. Oggi vengo a riproporvi l’assoluto primato di Dio, il soli Deo gloria. Perché? Direi per le stesse ragioni di allora, ripensate oggi.
Che cosa intendevo allora proporre, sottolineando il valore della contemplazione nella nostra civiltà convulsa e anche nella nostra Chiesa? Intendevo ricordare un unico e molteplice primato: il primato di Dio, di Gesù Cristo, della grazia, della persona, dell'interiorità (o del "cuore"). Il primato di Dio rispetto a ogni iniziativa o attività umana, il primato di Gesù Cristo sulla Chiesa, quello della grazia sulla morale, quello della persona sulle strutture, quello dell'interiorità sul fare esteriore. Il primato dell'essere sull'avere.
Il primato di Dio su ogni iniziativa umana: Dio è il Padre che ama per primo, che comunica se stesso e si dona in Gesù prima ancora di ogni attesa umana , il primo nel perdonare gratuitamente, Colui da cui tutto viene, tutto dipende, a cui tutto tende e tutto ritorna. È importante anzitutto sentirci amati.
Il primato di Gesù Cristo, figlio del Padre, immagine perfetta di Dio e figura dell'uomo perfetto, riferimento di ogni crescita umana autentica. Lo scopo di ogni cammino umano è divenire come Gesù, figli di Dio in Lui. Nessuno uomo o donna può realizzarsi se non in Gesù Cristo, nessuno potrà mai essere più autenticamente persona umana di Lui. Il punto di arrivo di ogni cammino umano è Gesù Cristo e lo sguardo di ogni uomo e di ogni donna deve anzitutto fissarsi su Gesù Cristo, contemplare Lui, imparare da Lui, imitare Lui, seguire Lui. Contemplarlo, accettarlo, seguirlo nella sua vita, nella sua passione, nella sua morte. Non c'è mai stata realizzazione umana più alta di quella della croce. Non è dunque anzitutto importante costruire la Chiesa, ma seguire Gesù Cristo. È il seguirlo, il guardare a Lui per primo, l'entrare in Lui, il partecipare alla sua vita di Figlio che ci fa Chiesa. La Chiesa è l'assemblea di coloro che sono veramente figli di Dio in Gesù Cristo, vivendo come Lui ha vissuto, amando come Lui ha amato e morendo come Lui è morto, affidandosi al Padre.
Il primato della grazia, cioè dello Spirito Santo, dono del Padre all'uomo in Gesù, per farci vivere come Gesù Cristo e farci amare come Gesù ha amato. Questa grazia è, per l'uomo afflitto dal male, benevolenza e misericordia del Padre, liberazione dalla colpa, vittoria del bene sul male, azione divina che trae il bene anche dal male. È l'amore del Padre effuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci permette di agire moralmente seguendo gli esempi di Gesù Cristo, uomo perfetto, giusto, onesto, verace, mite, saggio e coraggioso, che dà la vita per i suoi nemici. Qui sta la radice di ogni vera moralità.
In tale luce appare la dignità della persona umana e della sua libertà. La persona umana è il rispondente di Dio nella creazione, fatto per rispondere con amore all'amore di Dio in Gesù e continuare nel mondo l'opera intelligente e costruttiva del Padre. La persona umana ha in mano i destini del mondo, è responsabile del senso della storia, è chiamata a collaborare al disegno di riconciliare in unità l'umanità intera. Simbolo reale e segno efficace di questo formidabile compito storico di rifare "una" l'umanità è l'Eucaristia.
Nella persona umana decisivo è il "cuore", l'interiorità. È il luogo delle decisioni libere, degli affetti profondi che cambiano la vita e dei grandi orientamenti che danno senso alla storia. Tutta la vicenda umana si gioca nell'intimo dell'uomo. La Parola di Dio che illumina e salva è destinata al cuore umano, lo tocca nell'intimo e lo trasforma. Di qui la fondamentale importanza del silenzio, dell'attenzione vigile, della riverenza e disponibilità interiore di fronte a Dio che si comunica: in una parola, l'importanza della "dimensione contemplativa della vita".
 

(Carlo Maria Martini, tratto dalla Lettera Pastorale 1995-1996 "Ripartiamo da Dio")