24 marzo 2012

Dalla mente al cuore

Antonello Lotti, foto personale
Un bene incommensurabile per la purificazione dell'anima è la lettura spirituale, che ne è il nutrimento, a condizione che "la lettura non sia casuale e svolta superficialmente, ma quieta, e porti impresso il sigillo della meditazione" (Pietro di Celle). Perfino san Paolo esorta Timoteo: "Fino al mio arrivo dedicati alla lettura..." (1 Tm 4, 13).
Per raggiungere un certo grado di contemplazione si consiglia di non ritenere le letture ma, dopo averle meditate, dalla mente farle scorrere nel fondo del cuore e lì consegnarle.
Una storia dei Padri del deserto è abbastanza esaustiva a questo riguardo:
"Un anziano eremita viveva nel deserto. Ecco che si presenta a lui un giovane con ideali di santità, ma in preda allo scoraggiamento gli dice: 'Leggo i sacri testi, studio libri e cerco di penetrarne la bellezza del contenuto. Vorrei conservare in me questi riflessi della verità, ma è inutile, dimentico tutto e le mie letture e riflessioni sono senza frutto'.
Il vegliardo ascolta con calma e a sua volta indicandogli un cesto di vimini, lo manda ad attingere alla fonte. Il giovane pensò di non essere stato compreso, ma compì l'ordine col, suo cesto vecchio e fangoso. Lo riempì alla fonte, ma per via si vuotò. L'eremita lo rinvia, e così per dieci volte, senza frutto.
Allora disse il vegliardo: 'Hai capito? La cesta s'è pulita del tutto, e non mi interessava l'acqua, ma la cesta. Così ti succede con le parole che leggi e mediti. No riesci a ritenerle e credi di perder tempo. Ma senza che tu lo avverta, nel passare per la mente, illuminano i tuoi pensieri e purificano il tuo cuore'."

(Vincenzo Noja, Esperienze mistiche. Negli scritti dei grandi maestri, Paoline, Milano 2008, pp. 25-27)