17 marzo 2011

Dietro una legge falsa

Vedendo il filo rosso scarlatto correre come su una linea punteggiata nella storia d'Israele e, a dire il vero costruirla attraverso prostituzioni e santità, non sono stupita di scoprire la compassione, o meglio la predilezione che manifesta il Cristo verso queste donne dai costumi leggeri, il cui cuore non è stato cementato dalla dea “legge”, dai suoi sacerdoti e sacerdotesse dai giudizi senza incrinatura e senza ricorso.

«Sì, in verità vi dico» dice rivolgendosi ai religiosi e agli anziani dell'epoca: «I pubblicani e le prostitute vi precederanno nel regno di Dio» (Matteo 21, 31).

Questi ultimi in particolare hanno saputo riconoscere in Giovanni Battista il precursore del Messia annunciato dalle Scritture, ma non gli uomini della legge che un nuovo paradigma disturbava. Esse hanno in comune con Giovanni Battista ciò che condividono con il profeta: una certa follia; follia deviata dal loro statuto di “esiliate” nelle prime, follia della croce già presente nella voce del profeta. L'una e l'altra delle due espressioni dell'éros hanno fatto crollare i bastioni di sicurezze alienanti e aprire il cuore al “tutto possibile” abitato quindi da Dio. Ancora oggi, colui che diciamo “folle” è spesso più vicino al mistico dell’uomo di buona coscienza o benpensante e «pensante beni» (Hervé Bazin).

Una delle prime donne che Cristo incontra nei Vangeli è la samaritana (Giovanni 4, 7-26). Non è una prostituta di professione, ma ha avuto cinque mariti e l'uomo con il quale vive ora non è il suo, le precisa Gesù. Totalmente fuori legge, è in più samaritana e, come tale, disprezzata dall'élite d'Israele. A lei tuttavia Gesù si rivolge per chiederle da bere; e lei si stupisce del fatto che un giudeo abbia un simile gesto nei suoi riguardi, un uomo strano che legge in lei a libro aperto...

Sì, Gesù vede in certo senso la dipendenza dalle acque al suo interno, ma anche le acque più profonde: trasgredisce la legge, certo, ma è fedele a ciò che è più grande della legge; è fedele a se stessa nell'autenticità dell’éros così raramente condiviso e di cui ricerca la sorgente per bervi. Anche Gesù ha sete; le chiede da bere; piega il cuore della donna verso la vera sorgente; I'acqua che egli le darà diventerà in lei una sorgente zampillante fin nega vita eterna. La donna è meravigliata. Senza dubbio lo seguirà.

La samaritana è sorella della donna adultera che gli scribi e i farisei conducono da Gesù per interrogarlo a proposito della legge che, in questa circostanza, prescrive la lapidazione (Giovanni 8, 2-11). Ma egli che cosa ne pensa? Gesù, curvandosi verso terra, scrive con il dito sul suolo. Questa la legge necessaria all'Uomo terricolo. Siccome insistono, Gesù si rialza; l'Uomo verticalizzato ha forse un'altra etica?

«Chi è senza peccato scagli su di lei la prima pietra» dice.

E tutti si ritirano. Gesù rimane solo con la donna e a lei si rivolge:

«Neanch’io ti condanno; va’, e d'ora in poi non peccare più».

Egli, il “senza peccato”, è solo misericordia nei riguardi di lei che deve aver visto più misericordiosa di quegli uomini totalmente estranei al loro femminile (Iššah interiore); costoro disprezzano la donna e, per svilirla ulteriormente, si trincerano dietro l'imprescrittibile legge.

(Annick de Souzenelle, Il femminile dell’essere, Servitium, Sotto il Monte (BG) 2004, pp. 154-5)

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Nota personale:

Ebbene sì, è più facile pensare che tutti in qualche modo siamo come la samaritana o l'adultera, piuttosto che come gli scribi d'Israele; ossia peccatori in cerca di salvezza (che, in altri termini, equivale a dire bisognosi di essere fedeli a se stessi, alla propria autenticità). Ma ci piace fare la parte dei benpensanti (piuttosto che dei folli), trincerati dietro una legge ipocrita che salva perfino le coscienze.... Così falsamente pacificati, siamo solo pronti a giudicare, a condannare, a prendere distanze da persone e situazioni che sembra non ci appartengano. 
Cerchiamo di vivere in questo mondo alla ricerca della vera autenticità, che non è la propria autostima come sembrerebbe indicarci la maggior parte delle vie laiche, psicologiche e vagamente spiritualizzanti. La vera ricerca è quella che ci spinge ad incontrare il Vero, lo Spirito che scopre ogni nascondimento, che toglie il velo all'ipocrisia di ogni legge perbene.