Figli carissimi! Vi daremo ora la benedizione;
a voi qui presenti, ai vostri cari, alle vostre famiglie, a quanti avete nel
cuore, vicini e lontani. La daremo a questo Nostra Città, sede della Nostra
Diocesi e centro della Chiesa cattolica; alla Chiesa intera vuol giungere questa
Nostra benedizione, a tutti i popoli della terra, a questa Italia, patria Nostra
terrena; e a tutti la benedizione vuole oggi recare l’augurio, lieto ed
efficace, del buon Natale. Buon Natale!, buon Natale!
Come può essere davvero buono
e felice questo santo giorno, che porta, si, tante cose liete con sé: gli
auguri, i doni, gli incontri familiari, la poesia dei ricordi e delle speranze,
ma non cambia il corso della vita, ch’è pur piena di affanni e di malanni? Noi
pensiamo che tutti coloro, i quali si lasciano invadere dallo spirito dolce e
penetrante del Natale, avvertiranno in fondo al cuore una nota di tristezza,
come se l’incanto soave di questo giorno singolare fosse subito per dileguarsi,
come un sogno illusorio e passeggero. Come può essere veramente buono il Natale,
se non porta qualche consolante novità, qualche speranza migliore, qualche gioia
sincera?
Vi diremo ora due brevi
pensieri, che voi già conoscete, ma che qui ricordati possono insegnare qualche
cosa sulla vera bontà del Natale. Il primo è l’interiorità del Natale. Il
Natale è buono se è interiore, se è celebrato, non fosse che per qualche
momento, nel silenzio del cuore, dentro, nella coscienza fatta attenta e
pensosa. Ed è interiore e rinnovatore, se ci fa cogliere il discorso che Gesù,
entrando nella scena del mondo, non con le parole, ma con i fatti ha
pronunciato. Quale discorso? Quello dell’umiltà; è questa la lezione
fondamentale del mistero di Dio fatto uomo, ed è questa la medicina prima di cui
abbiamo bisogno (cfr. S. Agostino, La Trinità 8, 5, 7; P.L.
42, 952). È da questa radice che può rinascere la vita buona. E il secondo
pensiero si riferisce all’umanità del Natale: siamo in adorazione d’una nascita,
d’un bambino, d’un presepio; la vita umana è celebrata nella sua più sacra
espressione: ogni culla, ogni creatura umana, ogni infanzia oggi è irradiata
dalla luce soavissima di Maria e di Gesù. L’invito è forte e incantevole:
bisogna evangelicamente ritornare bambini: «Se non vi farete piccoli come
bambini, dirà poi Gesù Maestro, non potrete entrare nel Regno dei cieli»
(Matteo 18, 2). Bisogna avere il culto della vita nelle sue forme più
deboli, più innocenti, più essenziali. Bisogna ridestare nel cuore di carta, di
ferro e di cemento dell’uomo moderno il palpito della simpatia umana,
dell’affetto semplice, puro e generoso. della poesia delle cose native e vive,
dell’amore.
Figli e Fratelli: volete che il Natale sia buono davvero? Dategli
il suo autentico valore spirituale e riconoscetegli la sua profonda esigenza
umana. Rendetelo pio e affettuoso, e lo renderete buono. Sappiate quest’oggi
curvarvi amorosi sui vostri bimbi; sappiate quest’oggi associare, con qualche
più generosa carità, i poveri, i sofferenti, i derelitti, i piccoli, in una
parola; e avrete un Natale sincero, un Natale rigeneratore, un Natale felice.
Quello che ora con la Nostra Benedizione a voi tutti di gran cuore auguriamo.
(Paolo VI, Omelia Messa di Natale, 25 dicembre 1964)
