28 marzo 2010

Predicare Dio fuori della Chiesa

Scrive Agostino: "Vana è la predicazione di Dio se fatta al di fuori della Chiesa" (Agostino, En. in ps. 72, 34). Mi spiace, per quanto ami Agostino, ma non sono d'accordo. Oltretutto, può sempre essere presa una frase estrapolandola da un contesto ben diverso. Proprio per dimostrare che la chiesa è ben più ampia della gerarchia ecclesiastica e del popolo devoto (ma è anche incontri in strada, andare a cercare gli ultimi, le persone che hanno bisogno di essere desiderate e amate, come scriveva Madre Teresa di Calcutta), propongo la seguente video-intervista di don Andrea Gallo, che non si sente affatto fuori della vera chiesa. Merita una riflessione. Si parla di molti argomenti, anche di natura non strettamente spirituale, ma credo che faccia bene a tutti ascoltare chi ha speso la propria vita per Cristo, in mezzo agli uomini.


10 marzo 2010

L'intimità del nostro spirito

La tradizione spirituale dell’Oriente cristiano, codificata nella Filocalia, ha sempre sottolineato l’inscindibilità, a volte pregiudicata nel cristianesimo occidentale, tra teologia e vita spirituale, tra conoscenza teologica e vita ascetica nella preghiera. Il teologare non è mai esercizio esclusivamente intellettualistico, pratica di una ragione che attraverso un procedimento astrattivo risale dalla contemplazione degli esseri al sommo Ente, ad un Dio Ragione e garante dell’intelligibilità del tutto, della sua trasparenza alla luce del concetto. Un razionalismo sempre aperto al rischio dell’oggettivazione, di una conoscenza intesa come “proportio” alle proprie categorie cognitive oppure divenuto cattura idealistica.

Se l’esercizio isolato della ragione “naturale” conduce all’idolatria di un Dio concettuale, di una natura divina impersonale, la conoscenza integrale di ogni facoltà dell’anima unificata nel dono della carità partecipata all’uomo nello Spirito di Cristo, attinge il Dio Vivente in una conoscenza personale che si consuma nell’unione profonda di conoscente e conosciuto nell’amore ed in cui tutto l’uomo e non una sola potenza diviene organo di conoscenza, trasparenza in tutto il suo essere della luce increata e deificante dello Spirito.

San Gregorio Palamas afferma giustamente che il teologare non attiene a tutti perché:

“… è un compito che spetta a quelli che si sono esercitati e hanno trascorso tutta la loro vita nella contemplazione e, soprattutto, hanno purificato l’anima e il corpo o, almeno, li stanno purificando.” (Discorso teologico primo).

Constatiamo dunque come per la teologia si rivelino irrinunciabili l’ascesi personale e la personale esperienza nella grazia. Nello stesso senso parla altrove San Gregorio rivolgendosi a chi è pastore e teologo nella chiesa ed affermando la necessità di:

“purificarsi e poi di purificare gli altri, di acquisire sapienza per rendere sapienti, di diventare luce per illuminare, di avvicinarsi a Dio per condurre altri a lui, di santificarsi per poter santificare” (Discorso teologico secondo).

In altre parole, per i Padri orientali la teologia è realmente il vertice della vita ascetica e anzitutto della vita di preghiera. E’ noto l’antico detto:

“Se sei teologo pregherai veramente. E se preghi veramente sei teologo” (Evagrio Pontico).

La medesima tesi si incontra in San Gregorio il Teologo, formulata come segue:

“Il ricordo di Dio deve essere più frequente del nostro stesso respiro; anzi, se è lecito dirlo, non dobbiamo fare altro che ciò”.

“Questa stretta relazione tra teologia e vita ascetica nella preghiera deve essere compresa nel senso ampio dell’impossibilità di scindere la teologia ortodossa dall’autentica vita spirituale nella Chiesa sempre affermando lo stretto legame che intercorre tre teologia e amore per Dio. Ora, l’amore per Dio, secondo le parole del Signore coinvolge tutto l’uomo, presuppone un esercizio (àskesis) completo di tutte le forze e capacità dell’uomo: amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente si dice in Matteo 22,37. In tal modo la preghiera e l’amore quali elementi basilari dell’ascetica ortodossa e della vita spirituale ortodossa, sono del pari condizioni fondamentali per l’autentica teologia” (Atanasio Jevtic).

Il cammino filocalico si dirige così verso l’attingimento di una bellezza svincolata da ogni estetismo, da ogni idealismo filosofico e da ogni ideologia. Bellezza come unità realizzata nell’amore perché solo l’amore è capace di creare l’unità e al tempo stesso di salvaguardare la diversità. Ma si tratta di un amore realizzato in modo pasquale, purificato al fuoco dell’ascesi e del distacco da ogni minimo movimento appropriativo dell’intelligenza e dell’affettività, liberate in Cristo nell’abbandono totale di se stessi al respiro ricreatore dello Spirito al fondo di noi, come il fondo stesso della nostra interiorità più intima.

“Fondo dell’anima” dove non ci apparteniamo più, ma in un atto totale di disappropriazione ci riceviamo insieme a tutte le creature in Dio e riceviamo Dio in tale riceverci. Cuore profondo dove l’intimità del nostro spirito – ma cosa qui può più dirsi nostro? – si risveglia a se stesso nella comunione con lo Spirito di Cristo, nel risveglio stesso di Dio a Sé - e noi in Lui.

(Massimo Bolognino, “Salvifica Bellezza. Sulle tracce della spiritualità filocalica dell’Oriente cristiano”, prefazione di Marco Vannini, Effatà, Cantalupa (To) 2010)

________________________
Tratto dal sito dell’Editore:La Filocalia, letteralmente “amore della bellezza”, è il breviario ascetico e mistico della Chiesa d’Oriente e racchiude un patrimonio spirituale di grande valore per tutta l’umanità. Guidati dagli scritti dei Padri in essa contenuti e da voci di teologi e mistici – ortodossi e non solo – ci proponiamo di interrogarci sul valore salvifico della Bellezza come volto di Dio. La bellezza divina è un nome dimenticato, frainteso, più spesso sfigurato da caricature mondane. Attraverso l’itinerario spirituale qui proposto cercheremo di farne emergere i tratti luminosi che trovano in Cristo il punto focale e nell’uomo, restituito alla sua originaria dignità di “essere chiamato a diventare dio”, il compimento.

Massimo Bolognino (Torino, 1963) dopo gli studi classici si è dedicato all’approfondimento della mistica e della spiritualità, particolarmente dell’Oriente cristiano. Collabora a riviste specialistiche con testi sul rapporto tra estetica e teologia, sul dialogo interreligioso e su figure della teologia ortodossa quali Pavel Florenskji. Ha curato l’introduzione al volume sulla spiritualità cristiana orientale Attualità del Simbolo dell’archimandrita Silvano Livi (Franco Angeli, 2001) e tiene conferenze sui temi della mistica e della spiritualità cristiana orientale.