5 novembre 2009

Oltre te stesso

Chi rivolge completamente lo sguardo e contempla Cristo sulla croce, per mezzo di fede, speranza e carità, compie con lui la Pasqua, cioè il passaggio. Grazie al legno della croce attraversa il mar Rosso, abbandona l’Egitto per entrare nel deserto dove gusta una “manna nascosta”, riposa con Cristo nel sepolcro, come fosse morto nella sua parte esteriore e tuttavia sentisse, per quanto è possibile nella nostra condizione di viandanti, le parole dette da Cristo in croce al ladrone che lo accostò con fiducia: «Oggi sarai con me in Paradiso».
Ciò fu anche mostrato al beato Francesco, nell’estasi della contemplazione sulla sommità del monte, quando gli apparve, crocifisso, il Serafino dalle sei ali. Là egli oltrepassò in Dio, e divenne così modello della perfetta contemplazione, come in precedenza lo era stato dell’azione, affinché Dio attraverso di lui, più con l’esempio che con le parole, spingesse tutti gli uomini veramente spirituali a questo genere di passaggio e ad andare oltre la conoscenza.
Perché questo passaggio sia perfetto, è necessario che siano abbandonate tutte le operazioni intellettuali e che l’amore, al culmine delle sue capacità, si riversi totalmente in Dio e si trasformi in lui. Questa è la condizione mistica e assolutamente misteriosa che «nessuno conosce se non chi la riceve», e nessuno riceve se non chi la desidera, e nessuno la desidera se non chi è infiammato nel proprio intimo dal fuoco dello Spirito Santo.
Per arrivare fino a questa meta, nulla può la natura e poco l’impegno; poco dipende dalla ricerca e molto dall’unzione; poco dal linguaggio e moltissimo dalla gioia interiore; poco dalle parole e dallo scritto e tutto dal dono di Dio, cioè dallo Spirito Santo; poco o niente dipende dalla creatura e tutto dall’essenza creatrice.
Si dica con Dionigi: «Tu, amico, reso più saldo dal cammino percorso, giunto alla contemplazione mistica, abbandona le operazioni del senso e dell’intelletto, le cose sensibili e quelle invisibili, l’essere e il non essere e, lasciando da parte la conoscenza, ritorna, per quanto ti è possibile, all’unità di colui che sta al di sopra di ogni essenza e di ogni scienza. Infatti, procedendo oltre te stesso, e oltre ogni realtà con l’estasi assolutamente incommensurabile della mente purificata, ti solleverai alla luce sovraessenziale delle tenebre divine, abbandonando tutto e liberandoti da ogni legame».
Se chiedi in che modo ciò possa accadere, interroga la grazia, non la scienza; il desiderio, non l’intelligenza; il lamento della preghiera, non lo studio; lo sposo, non il maestro; Dio, non l’uomo; l’oscurità, non la chiarezza; non la luce, ma il fuoco che brucia tutto e trasporta in Dio attraverso l’unzione dell’estasi e l’ardore dell’amore. Questo fuoco è certamente Dio e lo percepisce solamente colui che afferma: «La mia anima desidera soffocare e le mie ossa desiderano la morte». Chi ama questa morte può vedere Dio, poiché è certamente vero che: «Nessun uomo mi vedrà e vivrà». Moriamo dunque ed entriamo nell’oscurità, imponiamo il silenzio alle preoccupazioni, ai desideri e alle immagini sensibili. Esultiamo con Davide dicendo: «Si consuma la mia carne e il mio cuore, Dio del mio cuore e mio scopo per l’eternità».

(Bonaventura da Bagnoregio, Itinerarium Mentis in Deum, tratto dal Cap. VII, 2-6)

1 novembre 2009

Lenta la morte

(ANSA) - MILANO, 1 NOV - La poetessa Alda Merini, 78 anni, è morta oggi pomeriggio nell'ospedale San Paolo di Milano, nel reparto di oncologia. 'Il suo atteggiamento e la sua sensibilita' hanno lasciato un profondo ricordo negli operatori sanitari''. Nata a Milano il 21 marzo 1931, ha cominciato a comporre liriche a 16 anni. Il suo capolavoro e' considerato 'La Terra Santa' che le e' valso, nel 1993, il Premio Librex-Guggenheim 'Eugenio Montale' per la Poesia.








Gesù

Lenta la morte / come un lago pieno di sogni.
Ma Dio vede al di là delle pietre, / vede al di là dei sepolcri.
Per anni creatura di Dio / sono stato chiuso nell'argilla del corpo,
per anni sono stato pietra, / ma con tante voci nel cuore.
E come non conosco le pietre dell'universo?
Allungo la mano e sollevo tutto il Calvario,
in uno spasimo di luce.
Chi mi ha perseguitato? / Dove sono i miei persecutori?
Dov'è il grembo materno? / E dov'è il fiat di mia madre?
Una pietra. / Il Figlio di Dio ha creato con la resurrezione
il cammino degli angeli. / Addio,
addio terra infingarda, / le radici di Dio sono nel mio volto:
lo scaveranno / e diverrà radioso.
Fuggirò da questo sepolcro
come un angelo calpestato a morte dal sogno,
ma io troverò la frontiera della mia parola.
Addio crocifissione,
in me non c'è mai stato niente:
sono soltanto un uomo risorto.

(Alda Merini, dalla raccolta "Mistica d'amore", Frassinelli, 2008, p. 325-6)