23 ottobre 2009

È l’Amore ad essere amato

Non è forse vero che di tutti coloro, grandi e piccoli, che si trovano nel regno di Dio, ciascuno nel suo ordine ama e desidera amare? E che l’unità nell’amore non permette che vi sia diversità, per cui, chi ha ricevuto questo dono in tal misura ama in modo più ardente, mentre l’inferiore, da parte sua, ama senza invidia, in chi gli è superiore, ovunque lo veda, il bene che egli desidera per sé e possiede in ogni caso quell’amore, per quanto grande possa essere, che egli ama in colui che a sua volta ama? Certamente, colui che viene amato, è l’Amore stesso, che per la sovrabbondanza e la natura della sua bontà, colma di ugual grazia, seppur in diversa misura, quelli che amano e quelli che sono uniti nell’amore, quelli che gioiscono e quelli che sono uniti in questa gioia; e quanto più copiosamente questo Amore si infonde nei sensi di quelli che amano, tanto più li rende capaci di riceverlo, saziandoli ma senza nauseare; e senza diminuire il desiderio di questa sazietà, anzi aumentandolo, e allontanando, invece, ogni sofferenza dovuta all’ansietà.
Infatti, è l’Amore, come s’è detto, ad essere amato, il quale con il torrente delle sue delizie scaccia da chi lo ama ogni sorta d’infelicità: il disgusto nella sazietà, l’inquietudine nel desiderio, la gelosia nel fervore; illuminandolo, come dice l’Apostolo, con chiarezza sempre maggiore (2 Corinzi 3,18), affinché nella luce veda la luce e nell’amore generi l’amore. Questa, infatti, è la fonte della vita, che perennemente scorre senza mai perdersi. Questa è la gloria, queste sono le ricchezze nella casa di chi è felice di amarti, poiché chi desidera, vi trova ciò che desidera e chi ama, ciò che ama. Ecco perché chi desidera, ama sempre desiderare e chi ama, sempre desidera amare; e a chi desidera e a chi ama, tu, o Signore, elargisci con tale abbondanza ciò che desidera e ama, che non v’è ansia che affligga chi desidera né fastidio chi abbonda. Non è forse questa, ti chiedo, o Signore, la vita eterna, della quale il Salmo (138,24) canta: Vedi se c’è in me la strada dell’iniquità e guidami nella vita eterna? Questo sentimento è la perfezione.
E questo è il tuo amore, col quale ami chi ti ama, con la dolcezza della tua bontà, che manifesti verso la tua creatura, o buon Creatore, ispirando in essi questo desiderio di amarti e l’amore con cui amano desiderarti ed amarti. Infatti, il tuo amore per noi non introduce in te modificazioni, tantomeno per opera nostra: tu resti sempre quello che sei, tu la cui essenza è di essere il bene, il bene in te stesso per te e per ogni tua creatura in te. Noi, al contrario, nel nostro amore per te, siamo attratti da te, verso di te e in te, noi che possiamo esistere in qualche miserabile maniera anche senza amarti, cioè esistere vivendo nel male. Ma a te, che sei sempre il medesimo, niente si aggiunge, se noi, amandoti, ci eleviamo a te; niente ti viene a mancare, se da te ci allontaniamo. Quando ci ami, non lo fai che per tua bontà, giacché neppure a noi la regola della somma giustizia, regola vera nel modo più assoluto, permette di amare alcunché al di fuori di te. Ed è certamente possibile all’amore di chi ama Dio, se gli viene in aiuto grazia in abbondanza, arrivare al punto di non amare né te né sé per motivi umani, ma di amare sia se stesso che te unicamente per amor tuo: e in virtù di questo amore viene rimodellato a tua immagine, quella secondo la quale l’hai creato, tu che, per la verità della tua eminente natura e la natura della tua verità, non puoi amare né angelo né uomo e neppure te stesso se non per la tua bontà.
E felice quell’uomo e felicissima quell’anima, che merita, grazie all’azione divina, di essere attratta da Dio in modo tale, da amare, in virtù dell’unità dello Spirito, in Dio soltanto Dio e non qualcosa di sé e di amare se stessa solo in Dio! E Dio in lei amerà ed approverà quello che c’è da amare e da approvare, cioè se stesso; anzi, ciò che solo deve essere amato sia da Dio creatore che dalle sue creature, poiché il nome o il sentimento dell’amore a nessuno conviene o è dovuto se non a te solo, o vero amore, Signore degno d’amore.
E questa è la volontà del Figlio tuo a nostro riguardo, questa è la sua preghiera per noi a te, Padre suo: Voglio che come io e te siamo una cosa sola, così in noi anch’essi siano una cosa sola (Giovanni 17,11; 21). Questo è il fine, questo è il compimento, questa è la perfezione! Questa è la pace, questa la gioia del Signore, questa la gioia nello Spirito santo, questo è il silenzio nel cielo!
Infatti, finché siamo in questa vita, il nostro sentimento può talvolta godere del silenzio di questa felicissima pace nel cielo, vale a dire nell’anima del giusto, che è la sede della sapienza: questo dura mezz’ora o anche meno, ma il ricordo rimasto di quei pensieri prepara in tuo onore un giorno di festa senza fine. Invece, in quella vita beata ed eterna, della quale si dice: entra nella gioia del tuo Signore (Matteo 25,21), vi sarà solo il godimento perfetto e perpetuo e tanto più felice, in quanto, rimossi ormai tutti gli ostacoli che adesso sembrano ritardarla o impedirla, l’eternità del suo amore sarà indissolubile, la perfezione indistruttibile, la beatitudine incorruttibile.
O amore, vieni in noi, prendi possesso di noi! Svaniscano in noi, davanti al tuo volto, tutti i segni della corruzione che dalla concupiscenza della carne e degli occhi e dalla superbia della vita nascono sul tronco del nostro sentimento, come germogli bastardi: questo sentimento, dico, che in noi prende il nome di amore e che più spesso di quanto sia giusto viene corrotto in quell’anima, che da te e per te è stata creata; che per te solo insieme a noi è stato creato e in noi radicato e che quando si oppone, protestando, alla legge della natura non può esser chiamato che gola, lussuria, avarizia e cose simili; ma che, se non si corrompe e si serba fedele alla sua natura, è tutto per te, Signore, poiché a te solo è dovuto l’amore.
Infatti, l’amore dell’anima razionale, come dice uno dei tuoi servi, è un movimento oppure una stasi tranquilla o, ancora, il raggiungimento di qualcosa, al di là del quale l’anelito della volontà non desidera o non ritiene desiderabile nient’altro. Chi, invece, cerca qualcosa al di là o al di sopra di te, pensando sia meglio, cerca qualcosa che non esiste, perché niente è più buono e più dolce di te; perciò, allontanandosi da te, che sei l’unico veramente degno d’amore, finisce per annientare se stesso, per riversarsi nella fornicazione e nella lussuria con affetti stranieri, che portano, come ho detto, nomi stranieri.
L’amore, infatti, come s’è detto e come sempre si deve ripetere, spetta solo a te, Signore, nel quale soltanto esiste ciò, che veramente esiste, ove c’è tranquillo e sicuro riposo, poiché temere Dio con il timore casto dell’amore e osservare i suoi comandamenti, questo è tutto l’uomo (Qoelet 12,13).

(Guglielmo di Saint-Thierry, De contemplando Deo)

20 ottobre 2009

Dio è morto

Dio è morto. Ma non solo perché è stato ucciso dalla ragione e dalla scienza il grande idolo delle religioni, il Dio che divide e che serve al nostro potere. È morto perché quell'idolo, frutto della volontà umana, era da sempre abbattuto dall'amore di verità, che va, per Dio, oltre Dio.



(Marco Vannini, Sulla grazia, Le Lettere, Firenze 2008, p. 22)