6 agosto 2009

Seguire lo Spirito

Osserviamo, o frati tutti, il Buon Pastore che, per salvare le sue pecore, ha sopportato il supplizio della croce. Le pecore del Signore lo hanno seguito nella tribolazione e nella persecuzione, nella vergogna e nella fame, nella fragilità e nella tentazione e in tutte le altre cose, e da questo hanno ricevuto da Dio la vita eterna. Noi, servi di Dio, dobbiamo provare una grande vergogna perché i santi hanno operato, mentre noi raccontando le loro opere vogliamo riceverne gloria e onore.

L’apostolo Paolo afferma: la lettera uccide, mentre lo Spirito dà la vita. Sono uccisi dalla lettera quelli che desiderano conoscere solamente le parole, per essere ritenuti più sapienti degli altri e poter guadagnare così grandi ricchezze per darne anche a parenti e amici. Sono uccisi dalla lettera anche quei religiosi che non vogliono seguire lo spirito della Bibbia, ma desiderano piuttosto conoscerne solo le parole e trasmettere ad altri la loro interpretazione. Sono invece resi vivi dallo spirito della Bibbia coloro che non riferiscono alla loro carne ogni lettera che conoscono e desiderano conoscere, ma con la parola e con l’esempio la restituiscono all’altissimo Signore Iddio a cui appartiene ogni bene.

(Francesco d’Assisi, Ammonizioni, 6-7, sta in "La letteratura francescana (Volume I), Francesco e Chiara d’Assisi" (a cura di Claudio Leonardi), Fondazione Lorenzo Valla-Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2004, p.89)

______________
Nota personale:

Francesco d’Assisi non ha scritto molte cose oltre alle Regole dell’ordine dei frati minori, alcune lettere e ammonizioni. Il breve estratto da queste ultime, che nascono sempre a partire dal concetto essenziale dell’umiltà come fondamento della vita (sua e dei frati che lo seguirono), ci sono di istruzione (anzi proprio di “ammonizione”) su come comportarci. Primo insegnamento che mi ha fatto riflettere soprattutto su di me: scrive Francesco che, mentre i santi operano, gli altri raccontano le loro opere. È vero: occorre vivere e non raccontare; seguire per la via dolorosa e non evitarla con sconti o scorciatoie. Lo diceva ai suoi frati ma lo dice ad ognuno di noi: occorre accettare di seguire il Buon Pastore, l’unico vero modello da imitare, seguendolo fin dove è arrivato, accettando, se necessario, anche la vergogna, la fame, la tribolazione.
Secondo insegnamento, che si ricollega anche a quanto affermato da Marco Vannini in un post precedente (http://misticainfo.blogspot.com/2009/06/la-vera-religione.html): occorre sempre seguire lo Spirito più che la lettera. Ciò significa che spesso veneriamo qualcosa che, per quanto importante e valido, come possono essere le Sacre Scritture, la Bibbia, deve essere superato dall’ispirazione dello Spirito. La lettera, se limitata allo studio arido e senza vita, solo per conoscerne le parole e trasmettere ad altri la loro interpretazione e quindi senza una vera esperienza di fede e di apertura allo Spirito, non produce nulla. Per quanto possiamo comprendere molto di quanto ci viene narrato ed esporlo in maniera mirabile, in realtà non sappiamo nulla, siamo come morti. Dobbiamo pertanto vivere nella nostra carne e, attraverso l’esempio, portare agli altri il frutto della nostra comprensione.

2 agosto 2009

Soltanto lui nel tuo pensiero

Vuoi sapere chi è un uomo veramente povero? È veramente povero in spirito l’uomo che può rinunciare a quanto non è indispensabile. Perciò colui che era nudo nella botte disse ad Alessandro Magno, che regnava sul mondo intero: «Io sono un signore ben più grande di te, perché disprezzo più cose di quelle che tu possiedi. Ciò che consideri grande possesso, mi sembra perfino troppo piccolo per il mio disprezzo». È molto più felice chi può fare a meno di tutte le cose non dipendendone, che non chi le possiede ma ne dipende. Uomo ottimo è colui che può fare a meno di quanto non è indispensabile. A ciascun uomo Dio dà quel che per lui è meglio. Ciascuno deve avere ciò che è conforme a se stesso. Dio dà a ciascuno quel che più gli è adatto, conoscendo meglio i suoi bisogni. In verità, chi ha fiducia in lui riceve e possiede tanto nella più piccola cosa quanto nella più grande. Qualora Dio volesse darmi ciò che diede a san Paolo, io lo accetterei volentieri, se questo fosse il suo desiderio; dal momento però che non vuole darmelo, giacché soltanto a pochi egli concede di giungere in questa vita a una tale conoscenza, io lo ringrazio nello stesso modo, lo amo nello stesso modo, e sono tanto contento di esserne privato quanto di ottenere ciò, e mi ritengo pago e contento, come se egli mi avesse dispensato quella cosa, sempre che io sia come devo essere.

In verità, deve bastarmi la volontà di Dio: in tutto quel che Dio vuole fare o dare, il suo volere deve essermi tanto caro e prezioso da non contar meno del fatto che egli assegni a me tale dono od operi in me tale cosa. In questo modo mi appartengono tutti i doni e tutte le opere di Dio. In qualunque maniera – ottima o pessima – agiscano le creature, esse non possono sottrarmelo. Come dunque posso lamentarmi, se i doni di tutti gli uomini sono miei? In verità, tanto mi è sufficiente ciò che Dio mi fa o mi dona, o non mi dona, che non pagherei un solo soldo per condurre la miglior vita che io possa immaginare.

Dio volentieri sopporta onta e dispiacere, e volentieri si priva di servizio e lode affinché coloro che lo amano e gli appartengono abbiano in sé la pace. Perché non dovremmo avere l’animo in pace, qualsiasi cosa egli ci doni o neghi? Se accettiamo da Dio, in quanto giusto, ciò che egli ci dà o non ci dà, e lo sopportiamo per amore della giustizia, siamo certamente beati. Per questo non devi lamentarti; semmai devi lamentarti di stare ancora a compiangerti soltanto perché hai troppo. Infatti, colui che ha retto spirito riceve tanto nella miseria quanto nel possesso.

Tu dici: Dio opera cose tanto grandi in molte persone; il loro essere è riplasmato dall’essere di Dio, e così a operare in esse è Dio, non loro. Ringrazia Dio dei doni che fa loro e, se li fa a te, accettali, in nome di Dio. Se poi non te li accorda, fanne volentieri a meno; abbi soltanto lui nel tuo pensiero, e non curarti di sapere se a compiere le tue opere è Dio o sei tu stesso. Bisogna infatti che sia Dio a compierle, se hai soltanto lui nel tuo pensiero – che egli lo voglia o meno.

(tratto da Meister Eckhart, Istruzioni spirituali, n. 22; sta in Dell’uomo nobile (a cura di Marco Vannini), Adelphi, Milano 1999, pp. 112-115)