21 marzo 2009

Grido e mi sento solo

Chi ha dimestichezza con te,
ti parla pulitamente, libro in mano:
ma chi sta male, io, che sto male,
tutti noi che stiamo male... gridiamo.
Questo grido che sa di rivolta e di ossequio,
questo clamore che il clamore accompagna,
è la mia preghiera.

Non ci capisco niente, ma è una preghiera.
La mia preghiera, oggi,
non può essere che un grido.

Siamo in tanti con lo stesso peso sul cuore,
ma ognuno sente di essere solo:
ognuno è costretto a gridare solo.

E così il grido diventa un urlo,
perché siamo in tanti col cuore infranto
e ognuno è solo.

Se un altro mi guarda, mi mordo le labbra
e quasi sorrido. Di fronte all'altro
faccio l'uomo saggio, l'uomo che sta bene,
l'uomo senza affanni, l'uomo sicuro,
che ha risolto, che ha trovato.
 
Ho trovato perché ho rinunciato a cercare:
ho risolto perché ho rinunciato alla mia anima.
 
(Primo Mazzolari, preghiera tratta dalla raccolta La mia miseria, la Tua misericordia, EDB, Bologna 2009, p. 25)
[ Per informazioni su don Primo Mazzolari: http://www.fondazionemazzolari.it/ ]

15 marzo 2009

Non lo credevo così

Quando si parla d'amore, Signore, forse gli uomini pensano ad una cosa sempre uguale. Ma quanto è vario l'amore! Ricordo che quando t'ho incontrato non mi preoccupavo d'amarti. Forse perché eri tu che mi hai incontrata e tu stesso pensavi a riempire il mio cuore. Ricordo che alle volte ero tutta fiamma, anche se il fardello della mia umanità mi dava noia e avevo l'impressione di trascinare un peso. Allora, già d'allora, per grazia tua, capivo un po' chi ero e chi tu, e vedevo quella fiamma come un dono tuo.
Poi mi hai indicato una via per trovarti. "Sotto la croce, sotto ogni croce - mi dicevi - ci sono io. Abbracciala e mi troverai". Me l'hai detto molte volte e non ricordo le argomentazioni che adducevi. So che mi hai convinta.
Allora, al sopravvenire di ogni dolore, pensavo a te, e con la volontà ti dicevo il mio sì... Ma la croce restava: il buio che incupiva l'anima, lo strazio che la dilaniava, o altro... quante sono le croci della vita!
Ma tu, più tardi, mi hai insegnato ad amarti nel fratello e allora, incontrato il dolore, non mi fermavo ad esso, ma, accettatolo, pensavo a chi mi stava accanto, dimentica di me. E dopo pochi istanti, tornata in me, trovavo il mio dolore dileguato.
Così per anni e anni: ginnastica continua della croce, ascetica dell'amore. Sono passate tante prove e tu lo sai: tu che conti i capelli del mio capo, le hai annoverate nel tuo cuore. Ora l'amore è un altro: non è solo volontà. Lo sapevo che Dio è Amore, ma non lo credevo così.

(Chiara Lubich, "Fu così che ti trovai", tratto da La dottrina spirituale, Città Nuova, Roma 2006, p. 103).
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Nota personale:
Tutti coloro che sono abituati a vedere Chiara Lubich (morta il 14 marzo dello scorso anno) come la donna del sorriso, non comprendono probabilmente il senso della croce. Il senso che invece sta dietro ogni seria esperienza umano-divina, come quella di Chiara, è proprio la trasformazione personale e dolorosa di ogni incontro con Dio in un'opera che possa lasciare operare Dio nella vita. Questo, attraverso varie forme, anche quella della croce, che è l'apice della vita terrena di Cristo, ma anche china da cui discende tutto l'Amore di cui Dio è capace. Donare Amore senza capire il senso della sofferenza sottesa, non è amare veramente. Dio ci sorprende sempre in questo messaggio fondamentale. Allora alla domanda "Chi è Dio per te?", possiamo solo rispondere, alla fine del viaggio, "Non lo credevo così".