21 gennaio 2009

Niente può ferirti

Non possiamo fondare nulla su quanto abbiamo raggiunto, né sul successo, né sul possesso materiale, né sulla nostra famiglia, né sulla salute. Tutto è dono. Tutto può esserci tolto. Ogni crisi ci sprona a smettere di attaccarci alle condizioni esterne, a staccarci da tutto ciò che possediamo. Se ci identifichiamo con i nostri beni o con la salute, ci diamo per persi quando vengono meno i beni o la salute. Allora non siamo più nulla. Già prima della crisi dobbiamo esercitarci nella libertà interiore. Allora la cristi non ci annienterà, ma ci condurrà al luogo dove siamo davvero a casa, dove siamo interamente noi stessi, in cui nessuno può ferirci, in cui nessuno può più danneggiarci.
Giovanni Crisostomo dice in una predica: niente può ferirti tranne te stesso. Se hai in Dio il tuo fondamento, può succedere quello che vuole. Non danneggerà il tuo vero io. Crisostomo adduce a prova la parabola della casa edificata sulla roccia. Le tempeste possono scuoterla e le piene sommergerla, ma non riescono a farla cadere.

(Anselm Grün, Il libro dell’arte della vita, Queriniana, Brescia 2003, p.195)

______________
Nota personale:
L’Autore, teologo e monaco benedettino, è molto conosciuto da alcuni anni per la gran mole di libri pubblicati su temi molto diversi, basati sulla Bibbia e sull’esperienza, ma quasi sempre di impronta psicologico-spirituale.
Al di là del brano, il cui concetto è abbastanza semplice e facilmente comprensibile, in realtà mi ha fatto pensare al tema portante di tutta la mistica. È vero che molte cose della vita sono dono e che tutto può esserci tolto improvvisamente, ma la vera questione è quella del distacco dalle cose e dalle persone. Questo è il vero tema della mistica e il vero tema dello spirito, così come anche della psicologia, che non può essere ridotta a semplice scienza o tecnica, ma è ormai costretta ad approfondire il suo senso attraverso una riflessione che sfocia nella filosofia. Così come ricorda il primo libro di Aldo Stella, Per una concezione filosofica dello “psichico” (Borla, Roma 1992), l’autentica struttura della coscienza è l’intenzione di verità. Essa «è tensione verso il fondamento che non lascia essere la determinazione finita nella sua immediata datità, perché nell’inverarla la trasforma» (cfr. p. 65). Si tratta di uno slancio dell’anima, ossia la sua trasformazione nell’Uno, che simboleggia il togliersi della relazione ordinaria, con le cose e con le persone. Questo in forma filosofica, ma prima ancora, con la mistica di Meister Eckhart, si afferma appunto che il distacco da tutto ciò che ci lega o ci può anche danneggiare, per dirla con Grün, è il principio del nostro itinerario in Dio, del nostro percorso mistico, tutto interiore, ma con risvolti concreti. Scrive Marco Vannini, nella sua Introduzione al libro di Eckhart, Dell’uomo nobile (Adelphi, Milano 1999, pp. 14-15), testo stupendo da tenere sempre a portata di mano: «È per e nel distacco – abegescheidenheit – che si rescinde il legame con il particolare, ci si libera della volontà, cioè del condizionamento per eccellenza, di ciò che ci fa davvero servi, e solo così si accede all’universale, al tutto. È la volontà a rendere schiavi, in quanto essa si ferma al determinato e non vede l’Assoluto; è perciò dalla sua catena che occorre liberarsi per essere l’essere, per stare nell’Uno-Tutto. Liberi dalla prigionia dei contenuti, dell'opinione, ogni istante appare allora sempre nuovo, ricolmo di gioia, ovvero di senso di realtà: non c'è più da adeguarsi al dato, rimane la continua e sempre nuova vita dello spirito, che Eckhart descrive come generazione del Logos nell'anima. La fine della volontà, la fine dell'opinione, è infatti la fine della prigione dell'io psicologico, e dunque il superamento dell'alterità dell'essere, il cui segno caratteristico è il pensiero del bene sempre presente, della realtà come sempre conforme alla volontà di Dio».