12 novembre 2008

L'Unico Amore

La Verità dichiara al mio cuore che sono amata da Uno solo; e dice che questi mi ha donata l'amore senza ritorno. Questo dono uccide il mio pensiero con le delizie del suo amore, delizie che mi esaltano e attraverso l'unione mi trasformano nella gioia eterna di appartenere al Divino Amore. Il Divino Amore mi dice che è entrato in me, giacché può tutto ciò che vuole: la forza che mi ha donata appartiene all'amico che ho in amore; a Lui sono votata e vuole che lo ami, perciò l'amerò.

Ho detto che l'amerò; mento, non è così! Lui è il solo ad amare me: Lui è, io non sono! Nulla più m'importa, se non tutto ciò che vuole, se non tutto ciò che vale. Egli è la pienezza, di Lui sono colma. Ecco il cuore divino e l'amore leale.
 
(Margherita Porete [1250-1310], tratta da Testi mistici delle donne di Dio, a cura di Vincenzo Noja, Borla, Roma 2008, p. 141)


L'icona della Madonna della gioia è tratta dal sito http://www.oca.org/ della Chiesa Ortodossa d'America.

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Dalla IV di copertina:



Le donne mistiche partecipano alla natura divina (2 Pietro 1,4) vivendo lo stato di amore e di compassione universale; esse si contraddistinguono per tre virtù spirituali: il distacco da tutte le cose e da se stesse, fino all'annichilimento, l'umiltà profonda e la carità profusa.I testi delle scrittrici mistiche sono, seppur con differenti sfumature, quasi tutti legati da una continuità spirituale basata sulle virtù sopracitate. In questa antologia risplendono le parole di una trentina di mistiche cristiane, di alcune dell'Isiam antico - come Rabi'a di Bassora, Fatima bin al Abbas, denominata «santa Ildegarda dell'Oriente», e la Sufi Ruqayya di Mosul - e di altre dell'India moderna. Donne di saggezza e di luce spirituale accomunate dalla misteriosa comunione con Dio, poiché nella ricerca dell'Assoluto non esiste un tempo, uno spazio, un confine. I loro scritti evidenziano come l'anima non abbia sesso e come la mistica femminile, intesa come spiritualità particolare, in realtà non esista, eccezion fatta per la libertà di linguaggio con cui le donne si rivolgono a Dio, una libertà impensabile per i mistici.Testi mistici delle donne di Dio, nella propria autonomia di lettura, integra Testi mistici per la contemplazione di Dio (Borla 2006), e viceversa. I due volumi offrono un vasto panorama della mistica concepito, nelle intenzioni del curatore, come nutrimento spirituale per coloro che sono alla ricerca dell'esperienza di Dio.«Solo Dio, cerca Dio solo, non lasciarti arrestare dalle cose create. Quando parli, comportati come se tu fossi in silenzio, quando vedi qualcosa agisci come se tu fossi cieca; quando odi qualcosa consi¬derala come se tu fossi sorda. Dio solo è tutto, le creature sono nulla, sono contaminate dal peccato. Tutte le cose della terra sono transeunti; tutto passa nulla rimane. Quando la morte si avvicinerà, ci dispiacerà di non aver usato meglio il tempo» (MIRIJAM DI ABELLIM, la piccola araba della Galilea).

VINCENZO NOJA è un laico consacrato alla ricerca di Dio e della Verità ultima. Da molti anni si dedica allo studio dei testi mistici e della spiritualità interreligiosa. È autore e curatore di circa trenta opere e traduzioni: Meister Eckhart, Ildegarda di Bingen, Martin Buber, François Pollien (certosino) e l'edizione italiana in sette volumi delle opere religiose del poeta Clemens Brentano riguardanti la Beata Anna Katharina Emmerick. Ha curato alcune antologie di mistica, tra le quali, recentemente, Testi mistici per la contemplazione di Dio (Borla, 2006), Esperienze mistiche negli scritti dei grandi Maestri (2008) e i Discorsi Mistici di Beato Giovanni Taulero (2008).

2 novembre 2008

L'autentico trovarsi

Chi ama deve porsi questa domanda, a mio giudizio fondamentale: amo l'altro o lo uso per amare me stesso? Si potrebbe anche dire: amo l'altro per quello che è oppure amo soprattutto il suo amarmi, ossia il fatto che mi considera, mi apprezza, mi esprime il suo consenso? E' innegabile che ognuno di noi sente forte l'esigenza del consenso degli altri e l'amore è certamente la forma più esaltante di consenso, un consenso che non si vuol condividere con alcuno. Chi mi ama deve amare solo me, perché solo così mi sento fortificato dall'amore. Si è portati a ragionare in questo modo, ma se l'amore si riducesse a questo aspetto, allora non si farebbe che strumentalizzare l'altro per riempire le proprie insicurezze e i propri dubbi: in fondo, non si amerebbe l'altro, ma solo e sempre se stessi, perché l'unico obiettivo sarebbe quello di cercare conforto e conferme.

Si cercherebbe una certificazione alla propria identità e l'altro avrebbe soltanto tale funzione. Questo aspetto credo che sia presente nell'esperienza dell'amore, dal momento che nessuno di noi è così forte da poter prescindere totalmente dalla ricerca di consenso, tuttavia non può essere l'unico, perché se lo fosse, l'egocentrismo finirebbe per uccidere l'amore. L'egocentrismo è il male dal quale dobbiamo guardarci. La volontà di possedere l'altro esprime un bisogno ineludibile, ma non può non venire temperato e corretto dalla dedizione per l'altro, dall'aspetto oblativo dell'amore che induce l'io a uscire da sé per cercare l'altro, nella consapevolezza che, solo in questo slancio che oltrepassa l'egoismo, l'io può trovare un effettivo rasserenamento, una vera pace. Donarsi, insomma, apparentemente equivale a un perdersi, ma sostanzialmente è l'autentico trovarsi.

(Aldo Stella, in Mogol e Aldo Stella, Il corpo dell'anima, Sperling & Kupfer Editori, Milano 1999, p. 96-97)