20 giugno 2008

Arrendersi alla Verità


La natura è molto femminile: si muove come una donna. Non corre, non ha fretta, non è precipitosa. Si muove molto lentamente, è una musica silenziosa. Nella natura c’è una grande pazienza e il Tao crede nel modo di essere della natura. “Tao” significa esattamente “natura”, perciò il Tao non ha mai fretta: devi comprenderlo.
L’insegnamento fondamentale del Tao è: impara ad essere paziente. Se riesci ad aspettare all’infinito, potrebbe anche accaderti all’istante. Ma non devi pretendere che ti accada all’istante: se lo pretendi, potrebbe non accaderti mai. La tua stessa pretesa diventerebbe un ostacolo, il tuo stesso desiderio creerebbe una distanza tra te e la natura. Rimani in sintonia con la natura, lascia che la natura faccia il suo corso. In qualsiasi momento ti arrivi, è un bene; in qualsiasi momento ti arrivi, è presto: in qualsiasi momento ti arrivi, anche se impiegasse secoli per arrivare, non sarebbe mai tardi, non è mai troppo tardi. Arriva sempre al momento giusto.
Il Tao crede che ogni cosa accada quando è necessaria: quando il discepolo è pronto il Maestro arriva; quando il discepolo è assolutamente pronto, il divino appare. I tuoi meriti, il tuo vuoto, la tua ricettività e la tua passività lo rendono possibile; non lo rendono possibile né la fretta, né il tuo essere precipitoso, né il tuo atteggiamento aggressivo. Ricorda che non puoi conquistare la verità. Devi arrenderti alla verità, devi lasciarti conquistare dalla verità.
Ma nei secoli e in tutte le nazioni, gli uomini sono stati educati solo all’aggressività e all’ambizione. Noi spingiamo le persone ad avere fretta, a correre, le rendiamo impaurite, diciamo loro: Il tempo è denaro, è molto prezioso: una volta che è passato, è perso per sempre; perciò fai presto. Affrettati!
Questo ha portato gli uomini alla follia. Gli uomini corrono da un punto all’altro, senza mai godere di nessun luogo.
Tao è la Via della natura: così come crescono gli alberi e i fiumi scorrono, come si sviluppano gli uccelli e i bambini, esattamente allo stesso modo, tu devi crescere nel divino.

(Osho, La luce nell’abisso, tratta dall’opera complessiva: I libri del Fiore d’oro, Bompiani, Milano 2007, pp. 506-507)

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Nota personale:

Quello che mi ha suggerito il brano di Osho non è tanto l'aspetto di quiete o di abbandono che il suo argomentare consiglia. Quanto forse una considerazione logica: troppo spesso noi pre-tendiamo di possedere la Verità, cerchiamo di afferrarla; mentre la ricerca della Verità presuppone sempre un'intenzionalità che è appunto tensione (che sa di non avere) e non pretesa di possesso. Lo spiega benissimo nei suoi testi Aldo Stella. Dobbiamo in qualche modo superare l'attuale mentalità (piuttosto diffusa e comune) di voler ottenere tutto e subito, per sé, per soddisfare il proprio ego. In realtà occorre in questo ambito lasciarsi andare senza pretendere di raggiungere un risultato per se stessi. Chi ricerca la Verità non cerca un vantaggio personale o qualcosa che arricchisca il proprio "io". Allora è giusto che si arrenda alla Verità, che si lasci conquistare, che viva in una tensione infinita verso l'infinito.

7 giugno 2008

Io sono la luce del mondo


Nostro Signore ha detto: Io sono la luce del mondo (Gv 8,12). I giudei ribattevano che egli era della Galilea, ed erano le persone di lì ad avere a che fare con lui e non loro. Perciò egli precisò: "Io sono la luce di tutto il mondo e di tutti gli uomini".
E' da questa luce che ricevono la propria luce tutte le luci della terra: le corporali, come il sole, la luna, le stelle e i sensi corporei dell'uomo ragionevole, per cui tutte le creature rifluiscono alla loro origine. E se non vi rifluiscono, esse sono in se stesse una vera tenebra di fronte a questa vera luce essenziale che è la luce di tutto il mondo.

Ora il nostro amato Signore ha detto: "Abbandona la tua luce che è in verità una tenebra, a confronto con la mia luce, e mi è contraria; poiché io sono la vera luce, voglio darti, al posto delle tue tenebre, la mia luce eterna cosicché essa sia tua come mia, e tu abbia il mio essere, la mia vita, la mia beatitudine e la mia gioia". Così egli ancora pregò il Padre suo: Che siano uno con noi, come noi siamo uno, io in te e tu in me; non uniti, ma una cosa sola; che essi siano in quel modo uno con noi; tuttavia non per natura, ma per grazia, in una maniera incomprensibile.
Qui dobbiamo notare la vera via più breve per giungere a tale luce. L'uomo deve rinunciare veramente a se stesso, avere di mira e amare in modo puro, profondo ed esclusivo Dio e non ciò che è suo proprio in alcuna cosa; deve desiderare unicamente l'onore e la gloria di Dio e riferire immediatamente a Dio tutte le cose, da qualunque parte esse provengano, e a lui riportarle senza alcun rigiro e mediazione, in modo che vi sia un completo e immediato flusso e riflusso: questa è la vera e retta via. Qui si distinguono i veri dai falsi amici di Dio: i falsi rivolgono ogni cosa a se stessi, prendono per sé i doni e non li rioffrono prontamente a Dio con amore e gratitudine, rinunciando a se stessi e innalzandosi completamente e puramente a lui. Chi ha questi sentimenti al massimo grado è il più perfetto amico di Dio; chi non cerca ciò e non lo ha, ma resta nell'amore di sé e in esso verrà trovato alla sua morte, non vedrà mai la vera luce.
Carissimi, mettete in opera tutto ciò che potete fare, spiritualmente e naturalmente, perché questa vera luce risplenda in voi e possiate gustarla: così potrete arrivare alla vostra origine, là dove essa risplende. Perché ciò ci sia concesso, desideratelo e pregate con la natura e senza di essa; fate tutto ciò che potete fare; pregate gli amici di Dio che vi aiutino; attaccatevi a coloro che si attaccano a Dio, affinché vi attirino con loro in Dio.

(Giovanni Taulero, Sermone per il sabato prima della vigilia delle Palme, tratto liberamente dal volume Giovanni Taulero, I sermoni, (a cura di Marco Vannini), Paoline, Milano 1997, pp. 183-189)