9 aprile 2008

Non bisogna cercare Dio


Conosci te stesso, e conoscerai te stesso e Dio: il motto dell’Apollo delfico indica correttamente la via della “luce eterna”, ossia della completa chiarezza, della perfetta pace. Si tratta, infatti, prima di tutto di conoscere se stessi, e questo è essenziale anche per la conoscenza di Dio. Infatti: «L’anima è così completamente una con Dio che nessuno dei due può essere compreso senza l’altro. Si può concepire il calore senza il fuoco e la luce senza il sole, ma non si può pensare Dio senza l’anima né l’anima senza Dio, tanto essi sono uno» (Meister Eckhart, Sermone 59).
Anima e Dio non si possono pensare separati perché non sono due oggetti dei sensi, ma spirito: – Dio è spirito – ed anche l’essenza dell’anima, il suo “fondo”, è spirituale. Si tratta perciò di conoscere una sola realtà, che è anima e Dio insieme, perché: «fondo di Dio e fondo dell’anima sono un solo essere» (Meister Eckhart, Sermone 15).
Trovare se stessi e trovare Dio sono dunque tutt’uno, risultato di un unico processo, di un unico cammino, che è la ricerca della verità, della luce, della giustizia, del bene – o comunque si voglia dire. Sotto il profilo esperienziale, ricerca della pace, di quella gioia, lætitia, che è segno di perfezione, e perciò, sotto questo medesimo profilo, qualcosa cui ogni uomo dal profondo di se stesso aspira.
Non si tratta di “cercare Dio” come se si trattasse di un oggetto da trovare e di cui appropriarsi, magari nella forma ingenua della “visione”: qui la migliore tradizione spirituale cristiana è unanime, e ripete quel che afferma Giovanni (1 Gv 4,12): Deum nemo vivid unquam, nessuno ha mai visto Dio. Anzi, proprio in quanto l’oggetto-Dio serve (si faccia caso alla parola!) a sostenere la propria egoità, è soprattutto da quello che bisogna esercitare il distacco. Perciò Eckhart scrive la celebre, paradossale frase: «Prego Dio che mi liberi da Dio» (cfr. Sermone 52), in un distacco che sempre si rinnova, anche nel suo più profondo acquisire. Ed Angelus Silesius canta: «Il distacco coglie Dio: ma la rinuncia anche a Dio / è un modo di distacco che poco gli uomini intendono» (Il Pellegrino Cherubico, II, 92).

(Marco Vannini, Tesi per una riforma religiosa, Le Lettere, Firenze 2006, liberamente tratto dalle pagg. 23-25)

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Nota personale:

Sembra paradossale un titolo del genere nel Blog di un sito (http://www.mistica.info/) che invita a ricercare la Verità, Dio. Ma non è proprio così. Sebbene la mistica si esprima nel linguaggio del paradosso, sappiamo che la ricerca di Dio è da sempre presente nel cuore dell'uomo e che è impossibile, a meno di ignorarlo volutamente, smettere di ricercare. Ma quanto ci viene detto da Marco Vannini, interprete dei mistici speculativi, è proprio che la ricerca di Dio parte dalla consapevolezza che il fondo dell'anima nostra e Dio sono una sola cosa. Da qui nasce il senso della ricerca, il desiderio di Dio, dell'Infinito, come anche la possibilità di trovarlo, operando un distacco dal nostro "io" ipertrofico. Tutta la mistica eckhartiana è un invito rivolto all'uomo ad abbandonare se stesso per poter lasciare che Dio si faccia trovare.