25 marzo 2008

Dimenticai il mio nome


L’occhio della sapienza ha diretto il mio sguardo
verso il puro segreto della mia mente,
Nella mia coscienza è balenato un lampo,
più sottile d’ogni idea e d’ogni ragione.
Mi son tuffato nel mare del pensiero,
l’ho penetrato come fossi un dardo.
Ha volato il mio cuore con le penne d’amore,
con le ali del mio volere dotato,
Fino a Quegli cui alludo, se mi chiedi,
solo con simboli, senza nominarLo,
Oltre ogni limite infine perdendomi
nel vasto spazio della prossimità.
Guardai allora in uno specchio d’acqua
e oltre all’immagine mia nulla vi scorsi.
A Lui poi mi diressi, sottomesso,
coi lacci della resa trascinato.
L’amor Suo marchiò a fuoco il mio cuore
col ferro della passione: oh quale marchio!
L’essenza mia non potei più contemplare:
vicino a Lui, dimenticai il mio nome!

(Al-Husayn Ibn Mansur Al-Hallaj, Diwan, n. 7, da Alberto Ventura (cur.), Il Cristo dell’Islam. Scritti mistici, Mondadori, Milano 2007, p. 15)

22 marzo 2008

La risurrezione del mondo



Di fronte alla risurrezione corporea di Gesù la mia teologia tace, come le donne al sepolcro ha paura. Non sa nulla. Qui la ragione lascia il posto alla fede, nel suo significato originario di fiducia. E' l'unica volta. Vedo tutta l'assurdità di un corpo che risuscita da morte, uno solo di fronte a miliardi di altri corpi che non hanno conosciuto e non conosceranno mai nulla di simile, ma solo la decomposizione nauseabonda o l'incenerimento col fuoco purificatore o l'essere dato in pasto agli avvoltoi o sbranato da qualche belva o divorato dagli squali, o bruciato sul rogo ad maiorem Dei gloriam e le ceneri disperse nel Tevere. Vedo tutto questo, e non so perché dovrei pensare che un corpo solo risorga. Infatti, non lo penso. C'è solo da prendere o lasciare, e io prendo. Perché l'accetto? Per amore del mondo. La risurrezione del corpo di Gesù è il simbolo di una salvezza anche del mondo: l'evento di un solo corpo che risorge è l'anticipazione di un destino cui anche gli elementi del mondo andranno incontro nella loro forma ideale. Della risurrezione del corpo di Gesù non ha bisogno l'anima spirituale, ma il mondo con i suoi elementi, che non devono perire ed essere incendiati, come vuole l'apocalittica, ma avere anche loro un destino di vita.

 
(Vito Mancuso, L'anima e il suo destino, Raffaello Cortina Editore, Milano 2007, tratto liberamente dalle pp. 181-184)

15 marzo 2008

Amare Dio



Come rispondere con l'amore all'Amore di Dio?

Nella nostra mente si è inchiodata la frase: "Non chi dice: Signore, Signore entrerà nel Regno dei Cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio..." (Mt 7,21).
Dunque fare la volontà di Dio: questo è amare Dio.

Questo non significa rassegnazione, come spesso si intende, ma la più grande avventura divina che può toccare ad una persona: quella di seguire non la propria meschina volontà, non i propri limitati progetti, ma Dio. Realizzare il disegno che lui ha per ogni suo figlio: disegno divino, impensabile, ricchissimo.

La volontà di Dio è la perla preziosa.
È la scoperta di una via fatta per tutti: tutti la possono vivere, in qualsiasi luogo, situazione, vocazione.
È la carta d'accesso delle folle alla santità.

(Chiara Lubich, 22.01.1920-14.03.2008, dagli Scritti, cfr. http://www.focolare.org/)

9 marzo 2008

Ciao Rudy, creatura di Dio



Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! (Tobia 8,5)
Sì, sì, Dio del padre mio e di Israele tua eredità, Signore del cielo e della terra, creatore delle acque, re di tutte le tue creature, ascolta la mia preghiera. (Giuditta 9,12)
Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza, la terra è piena delle tue creature. (Salmo 103,24)
Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature. (Salmi 144,9)
Benedite, creature tutte che germinate sulla terra, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. (Daniele 3,76)
Tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano: «A Colui che siede sul trono e all'Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli». (Apocalisse, 5,13)
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Desideriamo esprimere a voi, e, per il vostro tramite, a tutti i vostri colleghi, il Nostro compiacimento per la competenza, il senso del dovere, con cui (medici veterinari) vi prodigate sia per l’utilità del consorzio civile, nel campo specifico a voi riservato, sia per la cura che prestate agli animali, anch’essi creature di Dio, che nella loro muta sofferenza sono tuttavia un segno dell’universale stigma del peccato, e dell’universale attesa della redenzione finale, secondo le misteriose parole dell’apostolo Paolo: «L’intera creazione anela ansiosamente alla manifestazione gloriosa dei figli di Dio... Anch’essa verrà affrancata dalla schiavitù della corruzione per partecipare alla libertà della gloria dei figli di Dio» (Rom. 8, 19, 21). [Paolo VI, Udienza generale, 28 maggio 1969].

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Nota personale:

Ogni creatura di questa terra benedice, con la sua vita, il Creatore di tutti, partecipa in qualche modo alla sua gloria futura. Un cane allora non è solo un cane, ma una creatura, come anche un amico, un riferimento affettivo, un compagno delle nostre giornate e dei nostri sogni, dei nostri desideri e delle nostre aspettative. Ci confidiamo con lui, ci apriamo a lui e sembra comprendere più di qualcun altro il nostro vero animo. D'altronde, con lui, non abbiamo bisogno di fingere, egli è amico discreto, a volte scontroso, ma solo per un attimo. Poi ritorna vicino a volere una carezza, a voler giocare o correre o uscire o solo mangiare quel boccone particolarmente buono. Lo dico io che non ho mai avuto un cane e quindi potrei ingannarmi, ma forse quello che penso non è distante dall'esperienza di molti. Ti saluto dunque, Rudy, che sei stato fino ad oggi creatura di questo mondo come lo siamo noi, amico caro di un mio caro amico, compagno della sua vita fino ad ora, ma per sempre nel cuore. Non lo lasciare mai!