27 gennaio 2008

Quando il mio cuore è duro


Quando il mio cuore è duro e inaridito
scendi come una pioggia di misericordia.
Quando la grazia è perduta nella vita
vieni come un improvviso
scoppio di canti.

Quando il lavoro tumultuoso
da ogni parte leva il suo fragore
escludendomi dall'al di là,
scendi, signore del silenzio,
con la tua pace e il tuo riposo.

Quando il mio misero cuore
siede in disparte come un mendicante,
spalanca la porta, mio re,
e fa il tuo ingresso trionfale.

Quando le passioni acciecano la mente
con polvere e con delusione
o tu Santo, o tu Desto,
vieni con folgori e tuoni.

(Rabindranath Tagore, dalla raccolta Gitanjali, n. XXXIX, in "Poesie", Newton Compton, Roma 2007)
______________
Nota personale:

L'Autore indiano Rabindranath Thakur (Tagore, 1861-1941) ha scritto stupende poesie che definirei mistiche. Consiglio la sua lettura per poter riempire l'eventuale spazio vuoto delle nostre coscienze con una luce di bellezza e una profondità di spirito infinita.

13 gennaio 2008

L'animo torna lassù


"Se un uomo ha immanente nel proprio cuore virtù e coraggio" (Virgilio, Eneide V, 363) eguaglia gli dei e, memore della sua origine, tende a quell'altezza. Nessuno si comporta con arroganza tentando di salire là da dove è disceso. Perché allora non pensi che esista qualcosa di divino in un essere che è parte della divinità? Il tutto in cui siamo contenuti è un'unica entità, è l'essere divino: siamo associati alla divinità, ne siamo membri. Il nostro animo recepisce il divino, viene portato sino a quelle vette, se i vizi non lo trattengono quaggiù. Come la postura dei nostri corpi è eretta e volta al cielo, così l'animo, che può protendersi lontano quanto vuole, è stato conformato alla natura in modo da avere desideri pari a quelli degli dei, e se si avvale delle forze che gli sono intrinseche e se si estende nello spazio che gli compete, si sforza di raggiungere la vetta per una via non diversa. Grande la fatica di salire al cielo; eppure l'animo torna lassù. Poi, quando ha trovato il cammino, procede audacemente, disprezzando tutto il resto, non volge neppure uno sguardo al denaro e valuta l'oro e l'argento - degnissimi delle tenebre dove prima giacevano - commisurandoli non con lo splendore che colpisce gli occhi degli ignari, ma con l'antico fango da cui li ha separati ed estratti la nostra cupidigia. Il saggio si rende conto, io dico, che le ricchezze sono riposte in un luogo diverso da quello in cui vengono ammassate: bisogna riempirne l'animo, non la cassaforte.

(Seneca, Lettere morali a Lucilio, n.92, XIV, 30-31)

9 gennaio 2008

Sto in silenzio, non apro bocca


Confida nel Signore e fa' il bene;
abita la terra e vivi con fede.
Cerca la gioia del Signore,
esaudirà i desideri del tuo cuore.
Manifesta al Signore la tua via,
confida in lui: compirà la sua opera;
farà brillare come luce la tua giustizia,
come il meriggio il tuo diritto.
Sta' in silenzio davanti al Signore e spera in lui.
I miti possederanno la terra
e godranno di una grande pace.
Il Signore fa sicuri i passi dell'uomo
e segue con amore il suo cammino.
Se cade, non rimane a terra,
perché il Signore lo tiene per mano.
I giusti possederanno la terra
e la abiteranno per sempre.
La bocca del giusto proclama la sapienza,
e la sua lingua esprime la giustizia;
la legge del suo Dio è nel suo cuore,
Spera nel Signore e segui la sua via:
La salvezza dei giusti viene dal Signore,
nel tempo dell'angoscia è loro difesa.


(Dal Salmo 36)

Ora, che attendo, Signore?
In te la mia speranza.
Liberami da tutte le mie colpe,
non rendermi scherno dello stolto.
Sto in silenzio, non apro bocca,
perché sei tu che agisci.


(Dal Salmo 38)

3 gennaio 2008

Il nostro cuore e i nostri pensieri


Ambrogio osa dire: Infatti non sono in nostro potere il nostro cuore e i nostri pensieri (Ambrogio, De fuga sae. 1,1). E ognuno che sia umilmente e veracemente pio si accorge che questo è verissimo. Ambrogio giunge a pronunciare quella frase nel libro che compose Sulla fuga dal mondo, insegnando che il mondo non dev'essere fuggito fisicamente, ma con il cuore; ora, secondo lui, ciò non si può realizzare se non con l'aiuto di Dio. Dice infatti: Noi di continuo ripetiamo questo discorso di fuggire il secolo e volesse il cielo che alla facilità con cui ne parliamo corrispondesse altrettanta accortezza e sollecitudine nei nostri sentimenti! Ma, e questo è peggio, spesso s'insinua l'allettamento delle cupidigie terrene e le vanità diffondendosi in noi s'impossessano del nostro spirito; cosicché mediti e rivolgi nell'animo proprio quello che cerchi di tenere lontano. Per l'uomo guardarsi da ciò è difficile, ma spogliarsene impossibile. Pertanto questa faccenda si risolve più in un'aspirazione che in una realizzazione, e lo attesta il Profeta dicendo: "Inclina il mio cuore verso i tuoi precetti, non verso l'avarizia" (Sal 118,36). Infatti non sono in nostro potere il nostro cuore e i nostri pensieri : essi diffondendosi in noi all'improvviso confondono lo spirito e l'animo e ci traggono in una direzione diversa da quella che ci eravamo proposta. Ci richiamano a pensieri mondani, ci mettono dentro aspirazioni materiali, riversano in noi desideri di voluttà, intessono seduzioni, e nello stesso tempo in cui cerchiamo di elevare la mente, intricati in vani pensieri, per lo più ci lasciamo cadere verso le cose di questa terra (Ambrogio, De fuga sae. 1,1). Dunque non è in potere degli uomini, ma di Dio, che essi abbiano la potestà di divenire figli di Dio (Gv 1,12). E' da lui che ricevono questo potere, da lui che concede al cuore umano meditazioni pie per mezzo delle quali esso ottiene la fede che opera attraverso la carità (Cf. Gal 5,6); ma per assumere e conservare questo bene e progredire in esso perseverando fino alla fine, non siamo capaci di pensare qualcosa da soli, come venisse proprio da noi, ma la nostra sufficienza viene da Dio (2 Cor 3,5), in potestà del quale sono il nostro cuore e i nostri pensieri.

(S. Agostino, Il dono della perseveranza, 8.20)