26 novembre 2007

Staccare il cuore


Prego Gesù di far brillare sulla sua anima il sole della grazia. Non abbia paura di dirgli che l'ama anche se non sente nulla; è il mezzo per forzare Gesù a correre in suo aiuto, a portarla come un bimbo ancora troppo debole per camminare.
E' una grande prova vedere tutto nero, ma questo non dipende esclusivamente da lei, faccia quello che può. Stacchi il cuore dalle preoccupazioni della terra e soprattutto dalle creature, poi stia tranquilla che Gesù farà il resto. Egli non potrà permettere che precipiti nel baratro da lei temuto. Si consoli, sorella cara, in cielo non vedrà più tutto nero, ma tutto bianco... Sì, tutto sarà rivestito della divina bianchezza del nostro Sposo, il giglio delle valli. Lo seguiremo insieme dovunque andrà... Ah! approfittiamo dei rapidi istanti della vita... cerchiamo insieme di piacere a Gesù, salviamogli le anime mediante i nostri sacrifici... soprattutto, siamo piccole, tanto piccole che tutti possano metterci sotto i piedi, senza aver l'aria di chi si risente e soffre...

(Teresa di Lisieux, Lettera a Suor Marta di Gesù, 1894)

19 novembre 2007

Deporre la sofferenza


L’uomo deve capire che, se egli è nel giusto, sarebbe per lui diletto e gioia rinunciare alla volontà naturale e abbandonare completamente se stesso in tutto quel che Dio vuole si soffra. È questo il senso delle parole di Nostro Signore: «Chi vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce» (Matteo 16,24), ovvero deponga e metta da parte tutto ciò che è croce e sofferenza. Infatti per colui che ha rinunciato completamente a se stesso e ha abbandonato se stesso, non può esservi croce né dolore né sofferenza; tutto per lui è diletto, gioia, felicità; costui giunge davvero a Dio e lo segue. Perciò, come nulla può far soffrire Dio, così un uomo siffatto non avrà da essere turbato né da soffrire per alcunché.
Perciò la frase di Nostro Signore: «Chi vuol venire a me, rinunci a se stesso e prenda la sua croce e mi segua» non è solo un comandamento, come si è soliti dire e pensare, ma anche una promessa, un insegnamento divino che mostra all’uomo come tutte le sue sofferenze, tutte le sue opere, tutta la sua vita possano diventare diletto e gioia, ed è una ricompensa più che un comandamento. Infatti l’uomo che è di tale indole ha tutto ciò che vuole, e non vuole nulla di male, e questa è beatitudine. Perciò Nostro Signore dice: «Beati coloro che soffrono per la giustizia» (Matteo 5,10).
Inoltre, quando il Figlio, Nostro Signore, dice: «Che egli rinunci a se stesso, prenda la croce e mi segua», intende dire: Divieni figlio come io sono Figlio, nato da Dio, divieni lo stesso Uno che sono io, che riposa nel grembo e nel cuore del Padre, dove è la mia dimora. Dice ancora il Figlio: Padre, io voglio che colui che mi segue e viene a me sia là dove sono io. Nessuno viene veramente al Figlio se non diviene egli stesso figlio, e nessuno è là dove è il Figlio, nel grembo del Padre, Uno nell’Uno, se non chi è figlio. «La condurrò nel deserto» dice il Padre «e parlerò al suo cuore» (Osea 2,16). Cuore a cuore, Uno nell’Uno, ecco ciò che Dio ama.

(Meister Eckhart, Il libro della consolazione divina, tratto da "Dell'uomo nobile", a cura di Marco Vannini, Adelphi, Milano 1999)

16 novembre 2007

Abbracciati dalla creazione


L'amore va al di là dell'essere umano, eppure esprime qualcosa a proposito della nostra disposizione d'animo più profonda. Il messaggio fondamentale a proposito della relazione con Dio afferma che egli mi ama, che io conto per lui. La questione è come mi sia possibile sperimentare tale amore. Attraverso le parole della Bibbia, nel libro del profeta Geremia, apprendo: "Ti ho amato di amore eterno, per questo ti conservo ancora pietà" (Ger 31,3). Queste parole sono dirette a me in persona. Se le lascio scendere nel mio cuore, intuisco che ciò è la ragione più profonda della mia esistenza. Posso avvertire questo amore incondizionato considerando i miracoli di guarigione di Gesù e i suoi incontri con la gente. E posso percepirlo nella creazione, per esempio nel sole, che mi attraversa con i suoi raggi pieni di calore, o nel vento che mi accarezza delicatamente. Dio mi abbraccia attraverso la sua creazione. In essa mi viene incontro il suo amore tenero e provvido.

(Anselm Grün, Il libro dell'arte della vita, Queriniana, Brescia 2003)

10 novembre 2007

Dio ti chiama per nome


Ti è certamente capitato di lasciare l'ambiente nel quale sei conosciuto e amato, per vivere in un paese straniero ove non esisti per nessuno. E, se nella folla deserta sopraggiunge qualcuno che ti "riconosce" e ti chiama per nome, tu fai d'un tratto l'esperienza di nascere di nuovo. Nel momento in cui tra due esseri nasce una vera amicizia, vie è sempre un "prima" e un "dopo" tra i quali si può dire: da quando ti conosco non sono più lo stesso. Così, quando apri la Bibbia, tu vedi uomini appagati o insoddisfatti, santi o peccatori, resi felici dal loro incontro con Dio, perché la loro vita ha preso improvvisamente un senso nuovo.
Chiunque tu sia, sei fratello di questi uomini nella loro avventura. Anche se tu fossi il più grande peccatore, il più squilibrato e il più povero, tutte queste situazioni sarebbero un'occasione che si offre a Dio per venirti incontro."Ogni uomo grida per sentirsi chiamato col suo nome" (Simone Weil). Tu soffri senza sapere perché e spesso hai voglia di morire, come Elia, tanto sei stanco di tutto. Sii autentico nella tua preghiera, non fare come se tutto andasse bene, e poni davanti a Dio queste montagne di sofferenza, di rancore, d'orgoglio e di impurità. Se tu preghi con fede e nella verità, Dio trasporterà queste montagne nel mare. Pregalo molto a lungo e molto forte perché egli trasformi questa amarezza in dolcezza. Nel seno di questa pace austera, ti scoprirai amato da Dio. Nulla gli sfugge: egli ti vede nel segreto e ti ama. Tu sei qualcuno per Dio, sei prezioso come le pupille dei suoi occhi, ed egli ti ama. Lascia risuonare in te le parole di Isaia (43,1-5): "Ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni... Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo. Non temere, perché io sono con te". Dio ha per te un nome particolare, un nome che solo lui conosce insieme con te e che ti rivela un poco alla volta, nella misura in cui si precisa la tua vocazione. Perché il tuo nome è una chiamata. Pregare è, forse, innanzi tutto questo: credere che tu hai per Dio un nome, che questo è un invito a un'amicizia unica, nella quale puoi perderti, e che dà senso alla tua vita.

(Jean Lafrance, Prega il Padre tuo nel segreto, Edizioni O.R., Milano 1980)

3 novembre 2007

Col proprio sangue

Dire è confessarsi, è donarsi; scrivere è liberarsi. Io non posso non scrivere. Anche se a leggere quanto è già stato scritto, di ben pochi, di pochissimi si potrà dire: ecco, costui ha scritto una verità che non era mai stata detta da alcuno. Ma ciò che importa, nello scrivere, non è questo. Scrivere è intingere la penna nel proprio sangue per dire a te stesso ciò che Lui, l'Amico, ha pensato di te, ciò che egli ha fatto e continua a fare di te: e quanto tu sia refrattario o disponibile alla grande opera comune.

(David Maria Turoldo, Il dramma è Dio, p. 12)